Il terremoto e le parti non strutturali di un edificio in cemento armato.

Cosa accade quando il terremoto colpisce edifici in cemento armato?
Diciamo subito che le strutture in cemento armato sono estremamente resistenti.
Si può disquisire se meglio a telaio o a setto continuo ma non si può mettere in discussione il fatto che i danni a persone e cose, in queste strutture, rappresentano veramente un’eccezione.
Abbiamo visto la volta scorsa cosa è accaduto agli edifici che presentavano armature inadeguate in prossimità dei nodi solaio-pilastro, oggi vediamo anche cosa accade a tutti quegli elementi definiti “non strutturali”.

Rapidamente, vediamo di cosa stiamo parlando:

Muri di tamponamento

Pareti divisorie interne alle unità abitative

Controsoffitti, cassonetti, lampadari, mobili ecc.

In questa sede, ci occupiamo delle prime due problematiche che, non tralasciando l’importanza delle altre componenti pericolose, sono di maggior interesse per chi progetta e costruisce edifici in cemento armato.

Vi faccio vedere alcune immagini, riferite al tamponamento in laterizio dei muri perimetrali in un edificio a telaio.

15052009492
Il tamponamento era costituito da due fogli di laterizio con intercapedine centrale. quello esterna ora è in strada!!!
Carbon ED SYSTEM Terremoto 502
Qui è stato espulso tutto il tamponamento, notate come sono “puliti” i pilastri!

Come si nota subito, il distacco è pressoché totale.
Come mai?
Serve dirlo?
I tamponamenti, così come le pareti divisorie interne, sono, normalmente, collegati agli elementi strutturali, con la semplice applicazione della malta, senza alcun ancoraggio degno di questo nome.
La struttura, quando viene colpita dai movimenti inferti dal sisma, comincia ad oscillare e, a volte, a torcersi. I setti in laterizio, “vanno per i fatti loro”, non rimangono ancorati, oscillano e cadono.
Se poi cadono all’interno o all’esterno … il più delle volte è casuale!

Da quanto detto e visto, ci si rende conto che i margini di miglioramento, nel modo di costruire, sono notevoli.

Proviamo a fare un ragionamento:

Fermo restando che è indispensabile realizzare le opere in perfetta aderenza con quanto progettato e, quindi, con l’assoluto rispetto della normativa vigente, se riuscissimo a rendere solidali tra loro, i muri di tamponamento e la struttura portante, raggiungeremo un punto di sicurezza per le persone davvero notevole.

Qui, non posso fare a meno di evidenziare quanto abbiamo realizzato noi della Carbon ED SYSTEM su due fronti:

parete di tamponamento su strutture a telaio e parete divisoria interna.

Muri di tamponamento
Il nostro cassero a perdere, per realizzare setti in cls armato, non a caso è del tipo non preassemblato, ed è stato concepito per essere impiegato proficuamente come muro di tamponamento, blandamente armato, con spessore di setto da 10 cm e complessivamente con uno spessore di 26 cm.

Utilizzando il pannello esterno come cappotto di travi e pilastri, si ha una completa continuità nel rivestimento termico dell’edificio.

Lungo i pilastri e le travi, viene ancorato con appositi tasselli, un binario metallico, allo scopo di garantire una ottima tenuta ai ferri d’armatura della parete. Detti ferri, collaborano significativamente al taglio e, essendo ancorati alla struttura portante, evitano l’espulsione della parete.

Parete divisoria interna
Per evitare il fenomeno del ribaltamento della parete divisoria all’interno dei locali, con le conseguenze che è facile immaginare, ci siamo resi conto che bisognava prendere altre strade.
Abbiamo capito che la parete deve essere leggera ed elastica, il più possibile.
E’ stato realizzato un inserto da porre nel pannello, che permette una buona continuità strutturale e offre un indispensabile aiuto per il fissaggio delle lastre di cartongesso.

In questo caso, più delle parole, può essere utile guardare questo video che ne spiega il montaggio.

Buona visione ed a presto, Dario Carbone

Se no riesci a visionarlo, puoi vederlo cliccando qui, oltre a poter vedere altre informazioni sul sito www.carbonedsystem.com

Costruzioni in Classe A

Costruzioni in classe A

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Ecco perché:

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Quando devi realizzare un edificio, cerchi un sistema che ti permetta di rispettare tutte le normative vigenti (antisismiche, acustiche, termiche, ecc.) ma non solo, cerchi anche una possibilità maggiore per soddisfare i tuoi clienti, con soluzioni tecnologiche di sicuro impatto che ti facciano risultare il più dinamico e, culturalmente, più preparato tra i tuoi competitori.

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In più, desideri l’assistenza di un’ azienda che non solo ti fornisca il materiale più idoneo ma che ti assista durante tutte le fasi del tuo progetto. Che ti faccia venire un loro tecnico in cantiere per spiegare agli operai le caratteristiche del sistema. Che ti fornisca un supporto on-line per tutte le problematiche che potrai incontrare.

In questo modo, non ti dovrai preoccupare per il modo di costruire e potrai dedicarti a tempo pieno ai tuoi clienti e alle tue idee.

Inoltre, desideri essere sicuro di aver speso bene il tuo budget, nel modo più efficace, senza sprechi e senza perdite di tempo con ricerche affannose dall’esito molto incerto.

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  • Non accorgersi della presenza di tanti pezzi speciali che, offerti come semplificazioni, in realtà, vincolano le lavorazioni e obbligano ad acquisti calibrati, onerosi ed occulti.

 

  • Scegliere quella che appare essere l’offerta più vantaggiosa, senza pensare ai limiti tecnologici che nasconde. Trascurare il fissaggio ed il posizionamento dei ferri d’armatura verticali, per esempio, fa storcere il naso all’imprenditore attento e tremare, “vene e polsi”, al Direttore dei Lavori. Al cliente poi … speriamo non avvenga mai un sisma!

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La nostra azienda, Carbon ED SYSTEM Italia Srl, aiuta i professionisti e gli imprenditori nella realizzazione dei propri progetti. Possiamo fornirti un’assistenza completa.

Ti aiutiamo nella progettazione, non certo entrando nel merito delle tue scelte ma facendoti da spalla, sintonizzando le tue idee con le infinite potenzialità del sistema. Ti indichiamo la combinazione ideale tra le molteplici possibilità, al fine di farti raggiungere gli obiettivi programmati, senza spendere denaro superfluo.

Ti seguiamo nella realizzazione, in modo da evitarti perdite di tempo nella ricerca di alternative a soluzioni già trovate e testate da altri.

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Il nostro stand è sempre il più affollato, contattaci anche tu!

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Da parte nostra, siamo un’azienda che fa di tutto per rimanere leader nella progettazione e realizzazione di sistemi per costruire edifici antisismici ed a risparmio energetico in Classe A.

Per noi, il Cliente ha sempre la massima importanza, sia che debba costruire un nuovo quartiere, sia che realizzi la singola unità immobiliare o, magari, il proprio garage.

Abbiamo una capacità produttiva che ci permette di consegnare il materiale in pochissimi giorni, in qualunque parte d’Italia.

La nostra forza è stata quella di aver creato il miglior sistema, mettendo d’accordo progettisti, imprenditori e clienti in tutto il mondo.

Il risparmio di tempo, denaro e la salvaguardia dell’ambiente sono alla base del nostro servizio.

Siamo italiani, il brevetto è internazionale ma è nato in Italia, ne siamo orgogliosi!

Sai che il 54% delle aziende che ci contattano sono statunitensi?

Nel nostro settore, normalmente, sono le aziende italiane che producono su licenza straniera, per noi è il contrario.

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Finalmente il Made in Italy applicato alla tecnologia delle costruzioni!

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Il nostro lavoro è focalizzato ad aiutare professionisti, imprenditori e utilizzatori finali ad ottenere il massimo profitto dal proprio investimento.

Se desideri costruire un edificio al risparmio più che al risparmio energetico, magari solo per la soddisfazione personale di averlo fatto, ma non ti preoccupi molto dei risultati finali, sia tecnici sia economici, probabilmente non siamo l’azienda giusta per te!

Ma se, invece, sei un imprenditore, un professionista o un investitore concreto, che valuta il proprio lavoro con numeri e soluzioni tecniche alla mano, per salvaguardare e valorizzare il proprio capitale

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… ecco come lavoriamo:

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Quando ci contatterai, ti faremo alcune domande, per capire quali sono i tuoi desideri e quali caratteristiche ha il tuo progetto. Probabilmente ti chiederemo di inviarci un file, per far approfondire dai nostri tecnici quale soluzione può essere utilizzata, al fine di offrirti il miglior rapporto qualità/prezzo.

Non avrai alcun vincolo, sarà tutto rigorosamente gratuito!

Nelle nostre procedure è previsto di richiamarti entro le 48 ore ma cerchiamo di ridurre sempre di più le attese di risposta, per evitare che tu perda tempo prezioso, non sorprenderti se ti richiamiamo nel giro di poche ore!

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Mandaci un e-mail, ti richiameremo al più presto.

Non dimenticare il tuo nome, cognome, città, numero di telefono, oltre all’indirizzo email.

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I tuoi clienti ti ringrazieranno per aver realizzato la loro casa con il sistema più evoluto, massimo comfort e massima sicurezza, negli anni sarà quello che continuerà a portarti lavoro e successo!

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Ricorda: Nessuno è un’ isola!

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Ti aspettiamo!

Terremoto e cemento armato: cosa è accaduto?

 

Cari amici,

la volta scorsa ci siamo lasciati con la foto inquietante di quel palazzo che si era “seduto” sul piano terra.

 

Carbon ED SYSTEM terremoto 209

 

Vi assicuro che, ad una prima vista, non ci si rende immediatamente conto di ciò che è accaduto.

Si, certo, ci sono delle macerie sul marciapiede, delle lamiere accartocciate ma, guardando l’insieme della palazzina, l’edificio non presenta crepe significative, anzi. Sembra integro!

 

E' quasi perfetta ... manca solo il piano terra!
E’ quasi perfetta … manca solo il piano terra!

Solo dopo alcuni attimi ci si accorge dell’enormità di quanto accaduto.

I pilastri del piano terra, adibito a garage e cantine, si sono staccati e sono stati frantumati, lasciando solo dei monconi espulsi all’esterno o all’interno dell’edificio.

Guardando meglio, ci si accorge della presenza di auto all’interno e … vengono i brividi!

 da 2,50 a 50 cm ... il garage!

 
da 2,50 a 50 cm … il garage!

 

 Per un attimo si va con il pensiero a quanto può essere accaduto in quel momento. A volte, basta un piccolissimo vuoto d’aria, mentre siamo in volo su un aereo d’ultima generazione, per creare il panico. Alcuni di noi soffrono anche solo salendo in ascensore. Pensiamo a cosa devono aver provato quegli amici, da allora sono diventati a pieno titolo amici di tutti noi, negli attimi che hanno sentito sprofondare la propria casa: deve essere stato terribile!

 Come può essere possibile che questo accada in una casa ( una in senso lato, sono molti per la verità gli edifici in questa situazione) in cemento armato di recente costruzione?

 Beh, per gli addetti ai lavori, questo fenomeno è conosciuto e valutato con attenzione anche in sede di progettazione, in un linguaggio non oxfordiano ma efficace, viene chiamato “piano molle”. Il nome la dice lunga!

Una serie di pilastri, senza murature che “diano una mano” ad irrigidire la struttura anche contro le sollecitazioni a taglio, può correre incontro al rischio di avere un piano molle.

Calma, non ho detto che questo accada, ho specificato che può accadere se non si prendono le necessarie precauzioni per evitarlo.

Se andiamo a vedere l’armatura di questi pilastri, ce ne accorgiamo subito! 

Nei pilastri, la normativa ed il buon senso, impongono un passo sempre più stretto tra le staffe in prossimità del nodo pilastro-solaio. Se questo non avviene, la resistenza alle sollecitazioni è compromessa significativamente!

Questo è ciò che è accaduto? Non lo so, non sta certo a me dirlo, c’è la Magistratura e le Autorità competenti (molto più preparate di quanto possa essere io), starà a loro verificarlo. Da parte mia, vi faccio vedere alcune foto, tanto che possiate farvene un’idea!!!

 

... !!!
… !!!

 

...!!!

...!!!

Io credo che il cemento armato, se è “fatto bene”, sia la risposta migliore possibile per costruire in zona sismica edifici duraturi e commercialmente appetibili!

 

A questo punto bisogna fare un ragionamento, tra quattro soluzioni strutturali che prevedono l’utilizzo del cemento armato:

 

  • Strutture a telaio (travi e pilastri) con tamponamento in laterizio.

  • Strutture a setti continui.

  • Strutture a setti continui sul perimetro esterno e tra gli appartamenti ma con pilastri interni all’abitazione, per garantire versatilità distributiva.

  • Strutture a telaio con tamponamento a setti in cemento debolmente armato.

 

Ci lasciamo  con il proposito di riprendere nei prossimi giorni, partendo dalla valutazione di queste soluzioni strutturali, vantaggi e svantaggi di ognuna.

Sempre se … non vi ho annoiato troppo!

A presto, Dario Carbone

 

Parliamo di terremoto, ora possiamo!

Terremoto: vogliamo parlarne un po’?

Ormai qualche tempo è passato, parlarne ci consente di provare a capire qualcosa in più.

Parlarne ora, ci  permette di non  passare per “opportunisti senza scrupoli”.

E’ per questo motivo che mi sono astenuto dal trattare l’argomento prima d’ora.

Ultima  premessa: non intendo  accusare o giudicare alcuno, voglio solo provare a capire cosa si deve fare per costruire “bene”, limitando al massimo i danni alle persone.

Gli edifici antichi o vecchi, che dir si voglia, di per sè, hanno fatto la loro parte. Nel bene e nel male!

Non ci si poteva aspettare altro. La loro struttura è concepita per resistere alle solleccitazioni opponendo una massa statica. La forza di gravità è quella che garantisce la stabilità dell’edificio.

Più i muri sono spessi, e quindi pesanti, più resistono.

Quando i movimenti del terreno, raggiungono un grado di oscillazione tale da mettere “in crisi” la struttura, l’edificio non riescie ad ammortizzare ed iniziano i crolli.

Gli antichi, conoscevano bene questa caratteristica e non è un caso che i loro più imponenti manufatti,  arrivati incolumi fino a noi, abbiano una massa decisamente notevole.

Come sempre accade, gli edifici più modesti sono stati costruiti “al risparmio” e il modo più semplice per risparmiare è quello di fare muri più sottili, meno spessi, oltre che  usare malte con minor legante.

E’ naturale che edifici concepiti “a gravita’” ma con una massa ridotta,  non resistano ad oscillazioni consistenti e prolungate, come è recentemente avvenuto a L’Aquila.

Esiste la possibilità di adeguare le strutture di questo tipo, magari immettendo delle “catene”?

Certo, le catene o tiranti sono un buon sistema per migliorare la solidità dell’edificio.

Bisogna fare, prima,  una precisazione.

Da un’osservazione esterna su edifici “datati”, si possono notare le “chiavi” in corrispondenza dei solai interni, normalmente, questi elementi metallici venivano inseriti  al momento della costruzione ed, appunto, collegati alle travi del solaio, attraverso delle chiodature.

E’ evidente che per contrastare efficacemente l’azione di un sisma di media intensità, questo metodo può risultare appena sufficiente, se poi l’energia è veramente eccezionale i muri tendono ad aprirsi.

Altro discorso è inserire nuovi tiranti con “capochiavi” adeguati, sia nello spessore sia nell’estensione, e possibilità di caricare (accorciare) nel tempo  la catena, magari con chiave dinamometrica. Questa è una misura che viene introdotta, ad edificio costruito, per migliorare la resistenza antisismica. 

Per la verità, negli edifici antichi, con archi in successione ritmica, venivano inserite al momento della costruzione in corrispondenza delle arcate di testata, proprio per eliminare la possibilità di apertura del piedritto.

Perchè non si mettevano anche nelle arcate interne?

Semplicemente perchè l’azione destabilizzante veniva contrastata dall’arco adiacente. L’ultimo arco, non avendo “aiuto” da una parte, doveva avere una catena per contenere la spinta.

Questa situazione, non è sempre vera, in edifici importanti ma non solo, la catena (o tirante), per non sbagliare, veniva riportata anche nelle arcate intermedie.

Detto questo, con la solita superficiale approssimazione di questo umile blog, diventa interessante analizzare ciò che dovrebbe succedere in strutture recenti, magari in cemento armato.

Se ne avrete voglia, ne parleremo nei prossimi giorni, per intanto vi allego una foto che ho scattato a L’Aquila e che ci servirà per introdurre il prossimo articolo.

Grazie ed a presto, Dario

Piano terra ... sparito!

Piano terra ... sparito!

GRANDI NOVITA’ NEL SITO Carbon ED SYSTEM

Cari amici,

riprendiamo i nostri incontri, dopo la lunga ma indispensabile pausa estiva.

 

Di argomenti ce ne sono davvero tanti, direi di iniziare da una grande novità che abbiamo introdotto nel sito: i video-incontri, si tratta di una serie di brevi filmati che danno suggerimenti per costruire “bene”, la cosa brutta… sono io!

Beh, mi hanno spiegato che è giusto metterci la faccia, poi cercherò di non perderla dicendo solo cose vere ma … intanto ce l’ho messa.

 Se volete potete andare direttamente a VIDEO-INCONTRI oppure … lasciate perdere!

 

E’  stata creata poi una sezione dedicata ai TECNICI, migliorando ed ampliando quella  in precedenza   chiamata Progettisti, questa volta è una sezione a se stante e credo sia di migliore lettura. 

 

Altra novità è la sezione per le IMPRESE, aderendo alle numerose sollecitazioni, abbiamo creato la vetrina per l’imprenditore del mese, crediamo sia un giusto riconoscimento per chi lavora bene.

 

Poi, per tecnici ed imprese abbiamo decso di fare corsi di approfondimento, ovviamente gratuiti, in modo da formare professionalmente chi andrà ad operare con i nostri sistemi e, visto che ormai sono davvero in tanti, speriamo di far cosa gradita. Volendo, potete dare una  ”occhiata” al calendario

 

Per oggi mi fermo qui, i prossimi giorni entreremo nel vivo degli argomnti accumulati in questo periodo.

A presto, Dario

CASA CLIMA

CASA CLIMA

Mi rendo conto che l’attualità ci imporrebbe di parlare di resistenza antisismica, lo faremo nei prossimi giorni, è un tema molto delicato ed ho un po’  di difficoltà a farlo, non voglio apparire in alcun modo, uno dei tanti che vuol lucrare su una tragedia di queste proporzioni.

Cosa vi devo dire?

Devo dichiarare ai quattro venti tutto quello che penso?

Certo, il sistema che ho ideato è sicuramente tra i migliori  attualmente sul mercato ma più che altro risponde completamente alle norme vigenti in tutt’Europa. Tutto vero e tutto bello?

No, se poi chi costruisce o/e chi dovrebbe controllare non fa il proprio dovere, previsto dalle norme ma anche dalla propria coscienza!

Forse, mi ci vuole ancora una settimana per far “sbollire” tutto quello che ho dentro.

Ed allora …

Oggi parliamo di

 

CASA CLIMA

 

 

CasaClima (in tedesco KlimaHaus) è un metodo di certificazione energetica degli edifici. Si avvale di calcolo convenzionale codificato. È stato ideato da Norbert Lantschner, ex direttore dell’ufficio “Aria e Rumore”, del Dipartimento all’Urbanistica, Ambiente ed Energia della provincia autonoma di Bolzano. È entrato in vigore nel 2005.

CasaClima aiuta i professionisti a valutare i propri edifici in fase di progettazione stabilendo a quale classe energetica dovranno appartenere una volta realizzati.

La nuova normativa proposta dalla provincia di Bolzano prevede una divisione in classi energetiche, assimilabile a quella utilizzata per gli elettrodomestici.

La migliore è la Classe oro, poi viene la Classe A, la Classe B, la Classe C e così via.

A Bolzano, si impone la “Classe C” come standard minimo a cui riferire la progettazione e la realizzazione degli edifici.

Per “Classe C” si intende un valore di consumo energetico inferiore a 70 kWh/m² all’anno (paragonabile al potere calorico di 7 litri di gasolio per riscaldare efficientemente per un anno la superficie di 1 m²).

Soluzioni migliorative certificabili comprendono:

la “Classe B” (≤50 kWh/m²y pari a 5 litri/m², detta anche casa da 5 litri),

La “Classe A” (≤30 kWh/m²y pari a 3 litri/m², detta anche casa da 3 litri).

La “Classe oro” (≤10 kWh/m²y pari a 1 litro/m², detta anche casa da 1 litro).

Tali valori non tengono conto delle perdite legate al funzionamento dell’impianto termotecnico. Essendo il calcolo convenzionale, non è detto che il fabbisogno dell’edificio reale corrisponda a quanto stimato dal certificato CasaClima.

È possibile, se lo si ritiene opportuno, certificare gli edifici anche all’esterno della provincia di Bolzano.

Vediamo di chiarire alcuni concetti che possono aiutarci a capire meglio il contesto.

Gli obiettivi della certificazione energetica degli edifici

 

  • Migliorare la trasparenza del mercato immobiliare fornendo agli acquirenti ed ai locatari di immobili un’informazione oggettiva delle caratteristiche (e delle spese) energetiche dell’immobile.

  • Informare e rendere coscienti i proprietari degli immobili del costo energetico legato alla conduzione del proprio “sistema edilizio” in modo da incoraggiare interventi migliorativi dell’efficienza energetica della propria abitazione.

  • La certificazione consente agli interessati di pretendere dal fornitore (venditore) di un immobile informazioni affidabili sui costi di conduzione.

  • L’acquirente deve poter valutare se gli conviene o no spendere di più per un prodotto migliore dal punto di vista della gestione e manutenzione.

  • Anche i produttori ed i progettisti possono confrontarsi in tema di qualità edilizia offerta.

  • I proprietari che apportano miglioramenti energetici importanti ma poco visibili, come isolamenti di muri, tetti, etc., possono veder riconosciuti i loro investimenti.

 

 

La normativa di riferimento

La Direttica Europea 2002/91/CE del Parlamento e del Consiglio del 16 dicembre 2002 sul rendimento energetico degli edifici impone, tra le varie cose, che, a decorrere dal 2006, si debba obbligatoriamente procedere alla certificazione energetica degli edifici introdotta come principio in Italia dalla Legge 10/91, ma mai attuata.

La direttiva richiede agli stati membri europei di provvedere affinché gli edifici di nuova costruzione e gli edifici esistenti che subiscono ristrutturazioni importanti, soddisfino requisiti minimi di rendimento energetico.

L’Attestato di Certificazione Energetica deve essere messo a disposizione in fase di costruzione, compravendita o locazione di un edificio e in esso devono essere riportati “dati di riferimento che consentano ai consumatori di valutare e raffrontare il rendimento energetico dell’edificio” e “raccomandazioni per il miglioramento del rendimento energetico in termini di costi-benefici”.

 

Attestato di Certificazione Energetica

L’attestato è un documento ufficiale prodotto da un soggetto accreditato (certificatore energetico) e dai diversi organismi riconosciuti a livello locale e regionale.

La sua utilità al momento ha due scopi di utilizzo principali:

  • per il rogito: L’attestato di Certificazione energetica è indispensabile per tutti gli atti notarili di compravendita di ogni singolo immobile dal 1º luglio 2009. (questa norma è attualmente in corso di verifica)

  • per l’accesso alle detrazioni del 55% sul reddito IRPEF, l’attestato energetico fa parte della documentazione necessaria all’ottenimento degli sgravi fiscali.

Con l’introduzione dei decreti attuativi da parte di diverse regioni, si sono costituiti organismi che supervisionano i professionisti abilitati alla redazione dell’attestato energetico.

L’attestato energetico o “Attestato di Certificazione Energetica” è il documento che stabilisce in valore assoluto il livello di consumo dell’immobile inserendolo in una apposita classe di appartenenza. Più è bassa la lettera associata all’immobile e minore è il suo consumo in termini energetici.

Per redigere l’Attestato di Certificazione/Qualificazione Energetica di un edificio o di una singola unità immobiliare è necessario avviare la Diagnosi Energetica, cioè la procedura sistematica volta ad acquisire adeguata conoscenza del profilo di consumo energetico di un edificio o di una singola unità immobiliare.

La Diagnosi Energetica è lo strumento che consente di individuare quali siano le inefficienze e le criticità e di intervenire con le soluzioni a minor costo e maggior efficacia in termini di riduzione dei consumi energetici, individuando e quantificando le opportunità di risparmio energetico anche sotto il profilo dei costi/benefici.

La Diagnosi Energetica integra i dati raccolti sul campo (a seguito di sopralluoghi) con strumenti di calcolo (elaborazione di un modello matematico dell’edificio) attraverso i quali individuare e analizzare gli interventi di riqualificazione energetica dell’edificio o della singola unità immobiliare.

Al termine della Diagnosi Energetica viene rilasciato l’Attestato di Certificazione o di Qualificazione Energetica.

Evidentemente, edifici concepiti in maniera appropriata, ad esempio nelle fasi di progettazione, e poi di realizzazione e gestione ottengono l’attestazione “di fatto”, nel senso che l’intervento del certificatore energetico è estremamente facilitato.

 

Compiti del Progettista nel caso di una nuova costruzione

 

Il progettista ha il compito di utilizzare quelle tecniche e materiali che sono adatti a far rientrare l’edificio in progetto, all’interno della classe energetica cercata.

Particolare attenzione va prestata nella scelta del sistema costruttivo delle pareti e del tetto perché saranno loro a dover compensare il dispendio energetico degli infissi.

 

In altre parole:

I valori che le migliori aziende di infissi esterni ci garantiscono sono, nelle soluzioni Top Level, al massimo con una U termica di circa 0,60 W/mqk.

Teniamo anche presente che, molti  clienti ed alcuni progettisti chiedono, legittimamente, superfici finestrate sempre più grandi. Quello che per secoli è stato l’alternarsi ritmico di vuoti e pieni, nell’architettura contemporanea, è andato del tutto “fuori moda”

E’ evidente che per compensare queste situazioni, bisogna poter disporre di un sistema muro, stesso discorso per il tetto, che contenga, significativamente, il valore della propria U termica (non certo superiore a 0,20 W/mqk).

Per questo motivo la Carbon ED SYSTEM ha previsto 44 tipi diversi di strutture con U che variano da un minimo 0,2056 W/mqk ad un massimo di 0,0983 W/mqk.

Per oggi, abbiamo finito,

A presto, Dario Carbone

 

 

 

 

Casa Passiva

Casa Passiva

Questi temi sono presenti anche nelle FAQ del sito Carbon ED SYSTEM.

L’argomento che andiamo a trattare oggi, ha ottenuto un particolare gradimento, nel sondaggio di febbraio è arrivato subito dopo l’inerzia termica. Noi, diligentemente, seguiamo lo stesso ordine e trattiamo:

La Casa Passiva

La casa passiva è un’abitazione che assicura il benessere termico senza alcun impianto di riscaldamento “convenzionale”, ossia caldaia e termosifoni o sistemi analoghi.

La casa è detta passiva perché la somma degli apporti passivi di calore dell’irraggiamento solare trasmessi dalle finestre e il calore generato internamente all’edificio da elettrodomestici e dagli occupanti stessi sono quasi sufficienti a compensare le perdite dell’involucro durante la stagione fredda.

Edifici passivi possono essere realizzati in ogni materiale di costruzione: legno, mattone, cemento armato. Ricordiamoci però che una casa passiva, in Italia, deve essere anche antisismica, in questa ottica, sono senz’altro da preferire il cemento armato ed il legno

Il Bilancio energetico deve tendere al pareggio

L’energia necessaria a pareggiare il bilancio termico dell’edificio è tipicamente fornita con sistemi non convenzionali (es. pannelli solari o pompa di calore per riscaldare l’aria dell’impianto di ventilazione controllata a recupero energetico).

L’impianto di riscaldamento convenzionale si può eliminare se il fabbisogno energetico della casa è molto basso, convenzionalmente inferiore a 15 kWh al mq per anno. Queste prestazioni si ottengono con una progettazione molto attenta, specie nei riguardi del sole, con l’adozione di isolamento termico ad altissime prestazioni sulle murature perimetrali e sul tetto. Il dimensionamento e le caratteristiche delle superfici finestrate e l’adozione di sistemi di ventilazione controllata a recupero energetico fanno il resto.

I requisiti della Casa Passiva

Nate in Svezia, le case passive sono diffuse principalmente in Germania, Austria, Olanda ed altri paesi nord-europei. Anche in Italia sono ormai tante le esperienze su tutta l’area nazionale. In Austria, a partire dal 2015, la casa passiva sarà lo standard prescritto per tutti gli edifici.

L’ istituto di case passive tedesco PHI considera una costruzione passiva se questa soddisfa i seguenti requisiti (quantitativi):

  • fabbisogno energetico utile richiesto per il riscaldamento ≤ 15 kWh/(m²a)

  • fabbisogno energetico utile richiesto per il raffrescamento ≤ 15 kWh/(m²a)

  • carico termico invernale ≤ 10 W/m²

  • carico termico estivo ≤ 10 W/m²

  • tenuta all’aria n 50 ≤ 0,6/h

  • fabbisogno energetico primario di energia ≤ 120 kWh/(m²a)

L’istituto di certificazione case passive in Italia è il TBZ di Bolzano.

La Qualità

Al fine di costruire una casa passiva, occorre prestare maggiore attenzione alla qualità rispetto alla costruzione di una normale casa. Perciò occorre che tutti i componenti previsti per la costruzione di una casa passiva siano appropriati. Anche il fabbisogno energetico al fine di evitare i ponti termici si puó verificare già durante la fase di progettazione calcolando il bilancio energetico.

Nel caso in cui non si utilizzi un sistema collaudato, tipo il Carbon ED SYSTEM, che preveda già di per se l’eliminazione di ogni ponte termico, sarà opportuno verificare, durante la fase di costruzione, se ciò che è stato previsto durante la fase di progettazione corrisponda al vero. Esiste anche un particolare test BDT che verifica la tenuta ermetica dell’edificio, attraverso l’uso di un ventilatore applicato, generalmente, sul portone d’ingresso. La forza del ventilatore viene regolata in modo che, rispetto alla pressione ambiente, ci sia una differenza di 50 Pa (Pascal).

Al termine dei lavori, il costruttore ottiene da un Ente Certificatore un certificato nel quale la perdita di energia e il guadagno di energia siano ripartite. In Italia esiste il certificato energetico, simile, nei valori che attribuisce, alle classi energetiche degli elettrodomestici, con la classe A (ed A+, in caso di rendimento superiore) ad indicare il massimo risparmio energetico, che decresce al crescere della lettera alfabetica.

Edifici e costruzione

La perdita di calore, attraverso le pareti esterne dell’edificio, viene minimizzata attraverso l´impiego di materiali isolanti, la trasmittanza termica “U” (valori bassi significa bassa dispersione) deve raggiungere il valore compreso tra un minimo di 0,10 ed un massimo di 0,15 W/mqK.

Per il momento, con il valore di 0,0983, ottenuto in soli 46 cm, il Carbon ED SYSTEM ha il primato mondiale assoluto.

A causa delle alte temperature delle superfici interne delle murature a confine con l’esterno, (pareti a contatto con l´ambiente) si otterrà anche un piacevole sensazione di comfort.

In estate l´efficiente coibentazione permette di avere temperature più basse, senza l’uso di condizionatori.

Per evitare che la costruzione subisca deterioramenti o danni, accanto ad un efficiente isolamento è indispensabile che tutte le parti della costruzione siano ermetiche a tutti i livelli.

L’ermeticità interna dell’edificio è facilmente ottenibile durante la fase di costruzione attraverso l’ermeticità dell’involucro edilizio.

Sono consapevole che avrei potuto dire più cose e meglio ma ho la speranza di aver portato un po’  di ordine nelle idee di  chi si avvicina a questo affascinante mondo, per chi sa già tutto … mi scuso per la noia provocata!

A presto, Dario

 

Siamo tutti abruzzesi

In queste ore, ogni parola è superflua, la nostra news del martedì

è stata annullata.

Siamo vicini agli amici dell’Abruzzo.

 

Da parte nostra, ci siamo messi a disposizione della Protezione Civile.

Stiamo formalizzando l’offerta, per la fornitura gratuita

del materiale necessario

           alla ricostruzione della scuola di uno dei paesi maggiormente colpiti.

 

Nei prossimi giorni, affronteremo, su queste pagine,

le tematiche relative alla resistenza antisismica.

Si fa molta attenzione al risparmio energetico,

dimenticando che bisogna anche fare case

resistenti al sisma,

specialmente se di queste entità, non certo elevatissime!

Dario Carbone

 www.carbonedsystem.com

Inerzia Termica

 

Le definizioni complete le trovi anche nel sito  www.carbonedsystem.com 

Proseguiamo il nostro viaggio, cercando di comprendere meglio un’altra definizione:

INERZIA TERMICA

Da Wikipedia:

Per inerzia si intende in fisica la proprietà della materia che ne determina la resistenza ad opporsi a variazioni dello stato di moto.

Il concetto è in qualche senso più vago e più ampio di quello di massa, in quanto può comprendere anche grandezze distinte da questa, quali ad esempio il momento di inerzia che quantifica la resistenza alle accelerazioni angolari. La parola viene utilizzata in senso ancora più generico in contesti non meccanici, dove significa resistenza alla variazione di una qualche grandezza nel tempo: all’interno di considerazioni termodinamiche qualitative, ad esempio, è relativamente frequente parlare di “inerzia termica” intendendo con tale termine generico il calore specifico o la capacità termica di un oggetto.

Il calore specifico di una sostanza è definito come la quantità di calore necessaria per aumentare di 1 kelvin la temperatura di un’unità di massa (generalmente un grammo o un chilogrammo) del materiale.

Una grandezza analoga è il calore molare, definito come la quantità di calore necessaria per aumentare di 1 kelvin (K) la temperatura di una mole di sostanza.

Si definisce capacità termica di un corpo il rapporto fra il calore fornitogli e l’aumento di temperatura che ne è derivato. L’unità di misura nel Sistema Internazionale è J/K.

La capacità termica è proporzionale alla quantità di materia:

C = m x c

dove m è la massa e c il calore specifico per unità di massa e C la capacità termica.

Diciamo noi:

Definire l’inerzia termica è relativamente semplice, basta chiedere alla Signora Maria: è la capacità che ha una muratura di assorbire calore quando viene scaldata e ricederla quando la temperatura del locale si abbassa. L’esempio più semplice è quello dei vecchi termosifoni in ghisa, conservavano il calore per molto tempo dopo che l’impianto veniva spento. Avevano una buona inerzia termica, quelli moderni, in alluminio diventano subito freddi, hanno una cattiva inerzia termica.

Per i muri è la stessa cosa:

Quando scaldiamo i locali, durante il periodo di accensione dell’impianto termico, scaldiamo anche i muri.

Dal momento in cui spegniamo l’impianto, i muri cederanno una parte del calore, precedentemente ricevuto, ai locali: ecco l’inerzia termica.

La Signora Maria mi sta chiedendo se il muro cede tutto il calore all’ambiente e per quanto tempo avremo una temperatura confortevole.

 

Beh, dipende da tante cose, essenzialmente da queste:

  • esiste un cappotto termico, all’esterno? Se, si, il calore assorbito verrà ceduto in larga parte all’ambiente interno, altrimenti si disperderà inesorabilmente all’esterno. Tanto più efficiente sarà il cappotto, tanto minore sarà la dispersione termica.

  • se non esiste il cappotto e la muratura è di dimensioni contenute, l’inerzia termica è estremamente minima.

  • maggiore sarà la massa della muratura e maggiore sarà l’inerzia termica. Se, la massa è imponente, pensiamo alle chiese, ai castelli e, in qualche misura alle case antiche, dove la statica era garantita dalla gravità, l’inerzia è molta, raggiungendo una temperatura quasi costante durante i dodici mesi dell’anno. Che poi scaldare simili ambienti sia molto complicato o moltissimo costoso, è un altro discorso!

     

Certo è evidente che, in un edificio, se passa troppo tempo da quando viene spento a quando si riaccende l’impianto termico, l’energia necessaria a ricreare inerzia termica diventa molta. Questa è una considerazione che è importante fare quando si stabiliscono i tempi di funzionamento.

In questo discorso non dobbiamo tralasciare di considerare l’importanza delle superfici finestrate. La contemporanea architettura, spesso, contrariamente a quanto avviene nella bioedilizia, non tiene conto dell’orientamento, della possibilità di usare gli aggetti degli edifici per schermare d’estate le finestre, della dimensione stessa delle aperture. Tutto questo porta a disperdere molta energia.

 

Spieghiamo meglio:

Abbiamo detto che una muratura deve essere coibentata all’esterno per evitare di disperdere energia da dentro a fuori, in inverno ed assorbirne da fuori a dentro in estate.

 

A questo punto, dobbiamo fare una precisazione:

L’inerzia termica, questo è l’argomento di oggi, nella architettura contemporanea, ha un senso solo se esiste un isolamento esterno.

Allora una muratura con una buona massa, quindi non “esagerata”, coibentata all’esterno con un cappotto da almeno 6 cm, rappresenta il massimo del comfort e del risparmio energetico?

NO!

L’ideale è avere una coibentazione anche sul lato interno della parete ed evitare di disperdere energia per scaldare i muri.

Quindi l’inerzia termica può non servire e va a farsi benedire?

SI!

E’ uno spreco considerevole di energia, ovviamente a patto che la coibentazione posta come controparete interna, abbia uno spessore idoneo e di materiale con un lambda termico sufficiente.

 

Allora, se ho capito bene, la Signora Maria insiste, la coibentazione messa all’interno di un muro, cioè all’interno della struttura, serve a poco?

Certo, serve a pochissimo: riduce considerevolmente l’inerzia termica, più o meno del 50% se è posta al centro del muro, e favorisce il degrado della muratura stessa portando il punto di ruggiada all’interno della struttura.

Adesso è chiaro perché la casa passiva può essere realizzata se si utilizza una doppia coibentazione, una sul lato esterno ed una sul lato interno.

Se non ci sente la Maria, almeno per un attimo, è importante fare un ultimo riferimento:

Se consideriamo la termodinamica, ci accorgiamo che viene definito adiabatico un sistema che non può scambiare calore con l’ambiente.

In realtà, è molto teorico il fatto che non ci sia scambio di calore tra materiale ed ambiente perché una quantità, seppur minima, verrà sempre scambiata tra due elementi di diversa temperatura.

In una struttura con una U termica molto bassa e con coibentazione sui due lati, il calore tra la struttura e l’ambiente, avviene così lentamente che è approssimabile allo zero.

Conseguentemente, il valore riferito allo sfasamento non  viene considerato. Si dovrebbe parlare di giorni e non di ore!

Abbiamo conosciuto una struttura che crea un sistema adiabatico, ora sappiamo che tipo di struttura rappresenta la miglior soluzione per un edificio a risparmio energetico.

Alla prossima, Dario Carbone

Cosa si intende per … La traspirabilità

 

Eccoci arrivati alla nuova serie di articoli.

Come avete visto, abbiamo lasciato, per quasi due mesi, il sondaggio attivo. Abbiamo ricevuto un’ondata di proposte, fra queste abbiamo scelto di trattare i vari argomenti, affrontati tutti i giorni in cantiere.

Passeremo ad occuparci di tanti aspetti, teorici e pratici, nella consapevolezza che riusciremo ad essere una vera comunità solo quando saremo riusciti a confrontarci su tutto, senza reticenze. Mi rendo conto che, scrivendo su un blog collegato ad una azienda, posso apparire di parte ma, vi garantisco, la faccia che vedete in questo spazio, per quanto sia brutta, è la mia e non andrò mai a scrivere qualcosa di diverso da quello che sono i miei personali convincimenti, non la verità assoluta ma quello che io credo lo sia.

Veniamo a noi:

Ogni giorno ci troviamo a dover affrontare i vari aspetti legati al risparmio energetico, spesso usiamo una terminologia che si presta a interpretazioni non univoche. Non sempre ci si sofferma sul reale significato di un termine, molte volte, attingiamo al “sentito dire”, ma non sempre verifichiamo le fonti o, meglio, non sempre abbiamo il tempo per soffermarci a ragionare su quello che ci viene detto.

Questo sistema, ci porta ad essere catapultati in “una selva oscura ché la diritta via era smarrita”, se siete d’accordo ed avete un po’ di tempo, vediamo di accendere un barlume di chiarezza.

Per omogeneità tra le varie sezioni, è opportuno darci un metodo:

Dove è possibile, riporteremo prima la definizione di Wikipedia, poi faremo alcune nostre considerazioni, magari riportando anche importanti contributi attraverso la lettura di riviste specializzate o provenienti dalla stessa rete, di norma, tralasceremo le pagine promozionali delle aziende produttrici, per ovvie ragioni di parzialità.

Allora anche quello che diciamo noi della Carbon ED SYSTEM è di parte? No, direi proprio di no, perché non ci occupiamo della presentazione del prodotto e delle sue caratteristiche. In questo contesto, diamo solo una lettura della terminologia utilizzata nel settore, il lettore farà le sue considerazioni e valuterà l’intera offerta esistente sul mercato. Cercheremo di essere estremamente oggettivi, non diremo è meglio questo di quello, daremo i valori o, meglio, diremo cosa si intende quando si usa un termine.

Grazie dell’attenzione e buona lettura.

Iniziamo questo viaggio dalla parola più gettonata ma anche peggio interpretata:

TRASPIRABILITÀ

Da Wikipedia:

In edilizia e nella scienza dei materiali, per traspirabilità di un materiale (in inglese “breathability”) si intende la capacità di un materiale (ad esempio un materiale edilizio o un materiale tessile) di essere attraversato dall’aria umida.

La traspirabilità è in genere correlata alla porosità del materiale.

I vantaggi della traspirazione

Tanto più un materiale è traspirante, tanto più bassa è la possibilità che si crei condensa sulla sua superficie del materiale.

Il potere traspirante determina quindi una maggiore durabilità del prodotto, in quanto l’acqua che verrebbe a formarsi in prossimità della superficie del materiale, lo renderebbe soggetto a maggiori sbalzi termici e più facilmente deteriorabile.

La traspirazione permette anche un migliore isolamento termico, infatti l’aria in condizioni stagnanti (cioè in assenza di convezione) è un buon isolante termico e acustico, ma perderebbe queste sue proprietà in presenza di acqua liquida, che invece presenta un elevato coefficiente di scambio termico.

Inoltre un alto potere traspirante del materiale favorisce il ricircolo di ossigeno tra l’ambiente esterno e l’oggetto in esame (ad esempio il luogo abitativo o un indumento).

La traspirazione gioca un ruolo importante anche nella scelta dei tessuti degli indumenti: tessuti più traspiranti infatti fanno sì che l’umidità del corpo umano venga allontanata più facilmente, diminuendo così la condensazione del sudore, e aumentando il comfort. La traspirazione dei tessuti favorisce quindi la traspirazione biologica.[1]

Nel caso di tessuti utilizzati nell’ambito dell’abbigliamento, spesso si richiede che i materiali siano impermeabili e traspiranti allo stesso tempo.

Note

  1. Nonostante la traspirazione umana sia favorita dalla traspirazione dei tessuti, i meccanismi di questi due fenomeni sono piuttosto differenti: infatti la traspirazione umana ha natura biologica e ha lo scopo di abbassare la temperatura corporea, mentre la traspirazione dei materiali è un fenomeno chimico-fisico che è legato semplicemente al passaggio dell’aria e dell’umidità, e non altera sostanzialmente la temperatura del materiale.

Diciamo noi:

Questa definizione è perfetta, incredibile e perfetta. In poche parole ha toccato tutti i punti della questione.

Se non avessero inserito la “Nota 1”, avremmo dovuto farlo noi.

Qui c’è tutto il malinteso che è alla base di affermazioni fantascientifiche sulla respirazione della casa fatta attraverso i muri.

Ricordo ancora quando, … tanto, tanto, tempo fa, racconterei così a mio figlio, sentivo i vari commerciali di aziende di prodotti pittorici che mi propinavano la loro particina, appena imparata all’ultimo stage aziendale:

“ … vede dottore, applicare una pittura non traspirante sul muro di una casa, è come pitturarsi tutta la pelle, (per arrivare velocemente alla triste sentenza) si ottiene la morte in pochi attimi.”

Chiedevo: << è sorprendente ma, mi dica, perché si muore?>>

“ … ma è ovvio, perché non si respira e se non si respira, si muore!”

Alchè, giocando un po’, lo confesso, ribattevo: << … non conviene respirare dal naso o, meglio ancora, dalla bocca?>>

proseguendo, poi << non si muore perché è impedita la respirazione ma piuttosto perchè viene bloccata la autoregolazione termica del corpo, il sudore è conseguenza dell’equilibrio termico, l’aria serve per ossigenare il sangue, l’ossigeno si unisce con gli zuccheri e diviene il carburante per l’organismo. Il gas di scarto (l’anidride carbonica) esce dalla bocca non dalle braccia >> finendo con il doveroso suggerimento: <<… non associ due cose così diverse, una casa non ha nulla a che fare con il corpo umano, ovviamente se non per il fatto che deve contenerli e, si spera, nel massimo comfort ambientale.>>

Compravo poi quella pittura?

Si, aveva delle tonalità incredibili!!!

Spieghiamo meglio:

E’ assolutamente vero che l’eccessiva umidità all’interno delle abitazioni è determinata da una elevata produzione di vapore da parte degli abitanti (cucinando, lavandosi, mettendo il bucato ad asciugare sui caloriferi, ecc.). Qui va inserita anche l’eventuale esistenza di umidità di risalita capillare che rilascia l’acqua, sotto forma di vapore, all’interno dei locali.

Un valore medio ma indicativo, è di una produzione di 10 litri di acqua (sotto forma di vapore) a famiglia. Per ripristinare lo stato di benessere e per evitare danni quali condense e quindi muffe, cattivi odori ma anche degrado delle strutture, l’acqua o, meglio, l’aria umida in eccesso deve essere smaltita. Meno dell’uno per cento, riesce ad essere smaltita per diffusione (questo fenomeno è simile a ciò che avviene negli alveoli polmonari, le analogie si fermano qui, all’uso dello stesso termine), chiamiamola pure traspirazione attraverso muri e tetto.

Il 99%, non c’è dubbio, va eliminato mediante il ricambio dell’aria presente nei locali. Come?

Nel modo più semplice: aprendo le finestre, direbbe la Signora Maria, ed avendo una idonea cappa di aspirazione in cucina!

Ovviamente non è il solo modo, gli scambiatori termici sono ottimi strumenti, già conosciuti nell’antichità, per mantenere un perfetto equilibrio igrometrico, senza comportare, in modo significativo, spreco di energia.

Esistono molti sistemi per avere una ventilazione meccanica controllata, l’importante è prenderne coscienza, fidandosi della Signora Maria o della tecnologia, vanno bene tutti e due i sistemi, basta che lasciamo perdere le fantasie commerciali che ci hanno fatto credere, per anni, di aver bisogno della “respirazione dei muri”!

È evidente che nell’arco della giornata, la presenza di umidità relativa varia con il variare dell’attività umana. Nei corsi di Igiene Ambientale, si insegna, o almeno si insegnava ai miei tempi, che il comfort si ha quando l’umidità relativa dei locali non supera il 65-70%. All’arrivo di quella soglia, deve attivarsi una forma di areazione. L’ideale è un igrometro collegato ad uno scambiatore o, quantomeno, ad una bocchetta di scambio con l’esterno. Questo per quanto riguarda la tecnologia, nella pratica, la Signora Maria, capisce da sola quando è il momento di aprire una finestra!

Certo, se fuori piove e noi teniamo la finestra aperta per un’ora, quando chiudiamo le imposte, abbiamo inglobato una gran quantità d’acqua.

La buona e brava Maria non si comporterebbe così, sa che per cambiare l’aria viziata bastano 5 minuti!

Se poi, rivestiamo le pareti e i soffitti interni con del cartongesso, utilizziamo il caratteristico effetto spugna che risulta essere notevolmente superiore a quello dell’intonaco cementizio.

La capacità che un materiale ha di essere traspirante è espressa in µ, che indica quante volte il materiale in questione è meno diffusivo rispetto all’aria. Il valore 1 di µ è attribuito all’aria in condizioni stazionarie.

Per il discorso che facevamo sopra, cioè che il materiale di finitura interna, svolge un effetto spugna temporaneo (tra una apertura di finestra e l’altra, direbbe la Signora Maria), nessuno si sognerebbe di lasciare un paramento interno con il nudo polistirolo che ha una µ = 80-200, (a seconda del tipo e della densità) ma, di sicuro, porrebbe una lastra di cartongesso con una µ = 8,4 o, meglio ancora, uno strato di perline di legno (non a caso nelle mansarde abitate è normale avere le perline nell’intradosso del tetto)!

Tutto questo non per far respirare il muro ma per utilizzare la finitura interna come polmone nei momenti in cui la produzione di vapore acqueo sale, per poi ricederla quando la percentuale relativa ritorna entro i limiti di comfort.

Di sicuro non abbiamo detto tutto quello che c’era da dire sulla traspirabilità, speriamo solo di aver dato un contributo di chiarezza.

A presto, Dario Carbone