Eccoci arrivati alla nuova serie di articoli.
Come avete visto, abbiamo lasciato, per quasi due mesi, il sondaggio attivo. Abbiamo ricevuto un’ondata di proposte, fra queste abbiamo scelto di trattare i vari argomenti, affrontati tutti i giorni in cantiere.
Passeremo ad occuparci di tanti aspetti, teorici e pratici, nella consapevolezza che riusciremo ad essere una vera comunità solo quando saremo riusciti a confrontarci su tutto, senza reticenze. Mi rendo conto che, scrivendo su un blog collegato ad una azienda, posso apparire di parte ma, vi garantisco, la faccia che vedete in questo spazio, per quanto sia brutta, è la mia e non andrò mai a scrivere qualcosa di diverso da quello che sono i miei personali convincimenti, non la verità assoluta ma quello che io credo lo sia.
Veniamo a noi:
Ogni giorno ci troviamo a dover affrontare i vari aspetti legati al risparmio energetico, spesso usiamo una terminologia che si presta a interpretazioni non univoche. Non sempre ci si sofferma sul reale significato di un termine, molte volte, attingiamo al “sentito dire”, ma non sempre verifichiamo le fonti o, meglio, non sempre abbiamo il tempo per soffermarci a ragionare su quello che ci viene detto.
Questo sistema, ci porta ad essere catapultati in “una selva oscura ché la diritta via era smarrita”, se siete d’accordo ed avete un po’ di tempo, vediamo di accendere un barlume di chiarezza.
Per omogeneità tra le varie sezioni, è opportuno darci un metodo:
Dove è possibile, riporteremo prima la definizione di Wikipedia, poi faremo alcune nostre considerazioni, magari riportando anche importanti contributi attraverso la lettura di riviste specializzate o provenienti dalla stessa rete, di norma, tralasceremo le pagine promozionali delle aziende produttrici, per ovvie ragioni di parzialità.
Allora anche quello che diciamo noi della Carbon ED SYSTEM è di parte? No, direi proprio di no, perché non ci occupiamo della presentazione del prodotto e delle sue caratteristiche. In questo contesto, diamo solo una lettura della terminologia utilizzata nel settore, il lettore farà le sue considerazioni e valuterà l’intera offerta esistente sul mercato. Cercheremo di essere estremamente oggettivi, non diremo è meglio questo di quello, daremo i valori o, meglio, diremo cosa si intende quando si usa un termine.
Grazie dell’attenzione e buona lettura.
Iniziamo questo viaggio dalla parola più gettonata ma anche peggio interpretata:
TRASPIRABILITÀ
Da Wikipedia:
In edilizia e nella scienza dei materiali, per traspirabilità di un materiale (in inglese “breathability”) si intende la capacità di un materiale (ad esempio un materiale edilizio o un materiale tessile) di essere attraversato dall’aria umida.
La traspirabilità è in genere correlata alla porosità del materiale.
I vantaggi della traspirazione
Tanto più un materiale è traspirante, tanto più bassa è la possibilità che si crei condensa sulla sua superficie del materiale.
Il potere traspirante determina quindi una maggiore durabilità del prodotto, in quanto l’acqua che verrebbe a formarsi in prossimità della superficie del materiale, lo renderebbe soggetto a maggiori sbalzi termici e più facilmente deteriorabile.
La traspirazione permette anche un migliore isolamento termico, infatti l’aria in condizioni stagnanti (cioè in assenza di convezione) è un buon isolante termico e acustico, ma perderebbe queste sue proprietà in presenza di acqua liquida, che invece presenta un elevato coefficiente di scambio termico.
Inoltre un alto potere traspirante del materiale favorisce il ricircolo di ossigeno tra l’ambiente esterno e l’oggetto in esame (ad esempio il luogo abitativo o un indumento).
La traspirazione gioca un ruolo importante anche nella scelta dei tessuti degli indumenti: tessuti più traspiranti infatti fanno sì che l’umidità del corpo umano venga allontanata più facilmente, diminuendo così la condensazione del sudore, e aumentando il comfort. La traspirazione dei tessuti favorisce quindi la traspirazione biologica.[1]
Nel caso di tessuti utilizzati nell’ambito dell’abbigliamento, spesso si richiede che i materiali siano impermeabili e traspiranti allo stesso tempo.
Note
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Nonostante la traspirazione umana sia favorita dalla traspirazione dei tessuti, i meccanismi di questi due fenomeni sono piuttosto differenti: infatti la traspirazione umana ha natura biologica e ha lo scopo di abbassare la temperatura corporea, mentre la traspirazione dei materiali è un fenomeno chimico-fisico che è legato semplicemente al passaggio dell’aria e dell’umidità, e non altera sostanzialmente la temperatura del materiale.
Diciamo noi:
Questa definizione è perfetta, incredibile e perfetta. In poche parole ha toccato tutti i punti della questione.
Se non avessero inserito la “Nota 1”, avremmo dovuto farlo noi.
Qui c’è tutto il malinteso che è alla base di affermazioni fantascientifiche sulla respirazione della casa fatta attraverso i muri.
Ricordo ancora quando, … tanto, tanto, tempo fa, racconterei così a mio figlio, sentivo i vari commerciali di aziende di prodotti pittorici che mi propinavano la loro particina, appena imparata all’ultimo stage aziendale:
“ … vede dottore, applicare una pittura non traspirante sul muro di una casa, è come pitturarsi tutta la pelle, (per arrivare velocemente alla triste sentenza) si ottiene la morte in pochi attimi.”
Chiedevo: << è sorprendente ma, mi dica, perché si muore?>>
“ … ma è ovvio, perché non si respira e se non si respira, si muore!”
Alchè, giocando un po’, lo confesso, ribattevo: << … non conviene respirare dal naso o, meglio ancora, dalla bocca?>>
proseguendo, poi << non si muore perché è impedita la respirazione ma piuttosto perchè viene bloccata la autoregolazione termica del corpo, il sudore è conseguenza dell’equilibrio termico, l’aria serve per ossigenare il sangue, l’ossigeno si unisce con gli zuccheri e diviene il carburante per l’organismo. Il gas di scarto (l’anidride carbonica) esce dalla bocca non dalle braccia >> finendo con il doveroso suggerimento: <<… non associ due cose così diverse, una casa non ha nulla a che fare con il corpo umano, ovviamente se non per il fatto che deve contenerli e, si spera, nel massimo comfort ambientale.>>
Compravo poi quella pittura?
Si, aveva delle tonalità incredibili!!!
Spieghiamo meglio:
E’ assolutamente vero che l’eccessiva umidità all’interno delle abitazioni è determinata da una elevata produzione di vapore da parte degli abitanti (cucinando, lavandosi, mettendo il bucato ad asciugare sui caloriferi, ecc.). Qui va inserita anche l’eventuale esistenza di umidità di risalita capillare che rilascia l’acqua, sotto forma di vapore, all’interno dei locali.
Un valore medio ma indicativo, è di una produzione di 10 litri di acqua (sotto forma di vapore) a famiglia. Per ripristinare lo stato di benessere e per evitare danni quali condense e quindi muffe, cattivi odori ma anche degrado delle strutture, l’acqua o, meglio, l’aria umida in eccesso deve essere smaltita. Meno dell’uno per cento, riesce ad essere smaltita per diffusione (questo fenomeno è simile a ciò che avviene negli alveoli polmonari, le analogie si fermano qui, all’uso dello stesso termine), chiamiamola pure traspirazione attraverso muri e tetto.
Il 99%, non c’è dubbio, va eliminato mediante il ricambio dell’aria presente nei locali. Come?
Nel modo più semplice: aprendo le finestre, direbbe la Signora Maria, ed avendo una idonea cappa di aspirazione in cucina!
Ovviamente non è il solo modo, gli scambiatori termici sono ottimi strumenti, già conosciuti nell’antichità, per mantenere un perfetto equilibrio igrometrico, senza comportare, in modo significativo, spreco di energia.
Esistono molti sistemi per avere una ventilazione meccanica controllata, l’importante è prenderne coscienza, fidandosi della Signora Maria o della tecnologia, vanno bene tutti e due i sistemi, basta che lasciamo perdere le fantasie commerciali che ci hanno fatto credere, per anni, di aver bisogno della “respirazione dei muri”!
È evidente che nell’arco della giornata, la presenza di umidità relativa varia con il variare dell’attività umana. Nei corsi di Igiene Ambientale, si insegna, o almeno si insegnava ai miei tempi, che il comfort si ha quando l’umidità relativa dei locali non supera il 65-70%. All’arrivo di quella soglia, deve attivarsi una forma di areazione. L’ideale è un igrometro collegato ad uno scambiatore o, quantomeno, ad una bocchetta di scambio con l’esterno. Questo per quanto riguarda la tecnologia, nella pratica, la Signora Maria, capisce da sola quando è il momento di aprire una finestra!
Certo, se fuori piove e noi teniamo la finestra aperta per un’ora, quando chiudiamo le imposte, abbiamo inglobato una gran quantità d’acqua.
La buona e brava Maria non si comporterebbe così, sa che per cambiare l’aria viziata bastano 5 minuti!
Se poi, rivestiamo le pareti e i soffitti interni con del cartongesso, utilizziamo il caratteristico effetto spugna che risulta essere notevolmente superiore a quello dell’intonaco cementizio.
La capacità che un materiale ha di essere traspirante è espressa in µ, che indica quante volte il materiale in questione è meno diffusivo rispetto all’aria. Il valore 1 di µ è attribuito all’aria in condizioni stazionarie.
Per il discorso che facevamo sopra, cioè che il materiale di finitura interna, svolge un effetto spugna temporaneo (tra una apertura di finestra e l’altra, direbbe la Signora Maria), nessuno si sognerebbe di lasciare un paramento interno con il nudo polistirolo che ha una µ = 80-200, (a seconda del tipo e della densità) ma, di sicuro, porrebbe una lastra di cartongesso con una µ = 8,4 o, meglio ancora, uno strato di perline di legno (non a caso nelle mansarde abitate è normale avere le perline nell’intradosso del tetto)!
Tutto questo non per far respirare il muro ma per utilizzare la finitura interna come polmone nei momenti in cui la produzione di vapore acqueo sale, per poi ricederla quando la percentuale relativa ritorna entro i limiti di comfort.
Di sicuro non abbiamo detto tutto quello che c’era da dire sulla traspirabilità, speriamo solo di aver dato un contributo di chiarezza.
A presto, Dario Carbone