Il polistirolo, la bioedilizia, la bioarchitettura o l’edilizia ecologica, in poche parole… Green Building!
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Continuiamo il dialogo con mio figlio Leonardo, della serie:
… parla al figlio perché la moglie capisca!
Leonardo: Oggi a scuola (mio figlio fa la 3a media, n.d.p.) abbiamo parlato delle costruzioni ecocompatibili, mi è sembrato un argomento molto interessante, specialmente per noi, per il futuro che ci aspetta. Hai qualche notizia da darmi, così, tanto per fare bella figura domani?
Dario: Il termine green building (traducibile in italiano come bioedilizia, bioarchitettura o progettazione ecocompatibile) indica, a livello internazionale, un edificio progettato, costruito e gestito in maniera sostenibile ed efficiente, nonché certificato come tale da un ente terzo indipendente.
L.: Quindi bioedilizia e bioarchitettura sono sinonimi di green building?
D.:Si, certo, anche se in Italia, come spesso accade, si è fatta e si sta facendo un po’ di confusione.
L.: In che senso?
D.: Ci arriviamo ma devo fare un giro leggermente più largo, per farti capire bene.
L.: Mi raccomando, che non sia troppo lungo perché sai che l’attenzione, a tredici anni, dura poco.
D.: Promesso. I cambiamenti climatici, rappresentano una delle problematiche ambientali più serie a livello globale che interessano il nostro pianeta.
Il mondo scientifico concorda, quasi all’unanimità, sul fatto che si stia verificando un riscaldamento globale, causato dalle emissioni dei gas serra o GHG (Green House Gas) prodotti da attività umane. Tra queste attività, la parte prevalente è generata dal consumo di energia assorbita dai sistemi di riscaldamento delle abitazioni. Bisogna poi unirla all’energia impiegata per produrre gli elementi necessari alla costruzione degli edifici. Le emissioni relative all’edilizia, sono la somma di queste due componenti. Pochi lo fanno ma questo è un punto di cui tener conto.
L.: In che senso, c’è chi non si occupa dei gas serra generati durante la produzione dei materiali da costruzione?
D.: In Italia, accade questo ed altro ma, seguimi nel ragionamento.
La conoscenza degli effetti dei mutamenti climatici è in continua evoluzione, non possiamo pensare di aver capito tutto ma è indubbio che un cambiamento eccessivo potrebbe avere conseguenze sull’economia e sulla qualità della vita per le generazioni odierne e future. Forse è proprio per questo che mi interesso molto e cerco di fare la mia parte, per dare un contributo a migliorare la situazione.
L.: Grazie, anche a nome di tutta la IIIa D. Non sarai mica l’unico papà ad occuparti di questi aspetti, vero?
D.: Tranquillo, il green building è un trend in forte crescita, nei settori edilizi residenziali e non residenziali, a cominciare dal nord America, dove, per molti versi, sono decisamente più avanti. Non c’è dubbio che anche in Europa, specialmente nei paesi settentrionali, ci si sta impegnando molto.
L.: Hai parlato del Nord America ma, prima di Obama, non mi sembra abbiano fatto granché e non hai menzionato il nostro Paese.
D.: Gli Stati Uniti d’America, non sono un Paese, sono un Mondo, Esistono infinite contraddizioni ma il comune sentire è estremamente sensibile a queste tematiche, certo, la Classe dirigente subisce forti condizionamenti dalle Lobbies economiche e il comportamento non sempre appare coerente. Per l’Italia è diverso. Fino a che non si è reso indispensabile, per legge, l’attenzione al risparmio energetico, non importava nulla a nessuno, o quasi.
L.: Ok sul risparmio energetico ma sui gas serra, generati dalla produzione dei componenti edili, qual’è la situazione?
D.: Non ne può fregar di meno, come dicono i nostri amici romani.
L.: In che senso?
D.:Qui è passata l’idea che la bioedilizia esiste se la costruzione è fatta in laterizio o in legno, sai le lobbies non esistono solo in America!
L.: Mi vuoi dire che l’impostazione che si ha in Italia è dovuta a condizionamenti di natura economica da parte di chi produce quegli elementi ed ha interesse che passi questa linea?
D.: Benvenuto nel mondo dei grandi, hops, adulti!
L.: Mi stai aprendo un orizzonte nuovo, vai avanti.
D.:Torniamo allora al termine Green Building. Vedi, prima ancora di realizzare un edificio di questo tipo, ci si pone, come scopo, quello di danneggiare l’ambiente il meno possibile, utilizzando strategie passive come l’energia solare, l’acqua rigenerata, i materiali da costruzione locali e le fonti rinnovabili di energia. L’obiettivo progettuale è quello di ridurre in maniera significativa, l’impatto negativo degli edifici sull’ambiente e sugli occupanti la costruzione.
L.: Su cosa si interviene per raggiungere lo scopo?
D.: Sono molteplici i fattori che intervengono, ovviamente per prima cosa ci si occupa delle scelte progettuali effettuate per la realizzazione di un green building. In questo caso, sono influenzate in minima parte da concetti astratti come il bello o l’estetica. Uno degli aspetti che più mi è caro, e che è destinato sempre più a raggiungere e superare il valore estetico delle componenti degli immobili, è il valore della trasmittanza.
L.: E’ possibile riassumere quali sono i principi del Green Building? Mi raccomando, cerca di essere sintetico.
D.: Semplificare è sempre pericoloso, è facile tralasciare aspetti importanti ma non mi sottraggo alla tua domanda. Efficienza energetica ed energie rinnovabili. Sintetizzerei così. Tecnologie disponibili commercialmente ed energeticamente convenienti possono ridurre il consumo complessivo di energia. È necessario cominciare a progettare considerando la corretta localizzazione ed orientamento, l’ermeticità della costruzione ma anche il controllo della ventilazione ed apparecchi e sistemi di energia rinnovabile; infine, solo se inevitabile, l’installazione di attrezzature ad alto rendimento energetico. Tali tecnologie possono ridurre la quantità di energia di cui l’edificio ha bisogno per operare e mantenere i suoi occupanti in modo confortevole.
L.: Va bene, fin qui ci siamo, all’inizio del nostro dialogo facevi anche un riferimento all’energia necessaria a produrre gli elementi costruttivi, vuoi approfondire un pochino?
D.: Figurati, non vedo l’ora, è l’argomento che più mi vede coinvolto. Il settore delle costruzioni ha un impatto molto forte sull’ambiente. Tuttavia, un green building può interagire in maniera più positiva con l’habitat, perché si presta attenzione al mantenimento dell’integrità e delle caratteristiche naturali del sito, progettando anche il paesaggio in maniera appropriata e selezionando materiali che hanno un basso contenuto di energia inglobata e possibilmente prodotti localmente.
L.: Non sempre si possono trovare materiali prodotti localmente, forse solo il calcestruzzo. Almeno se ci occupiamo dell’intero territorio nazionale.
D.: Ci sono molti modi per limitare l’uso di risorse durante il processo costruttivo. Ad esempio, selezionando in fase progettuale quei materiali naturali che siano riciclati o che abbiano la capacità di esserlo, oppure preferendo materiali leggeri, il cui costo di trasporto sia inferiore rispetto a quelli pesanti. Minimizzando gli sprechi in cantiere si ottiene il doppio beneficio di ridurre il consumo di risorse e di inquinare meno.
L.: Adesso ho capito, è cercando di essere in linea con questi aspetti che quando hai ideato il Carbon ED SYSTEM, hai pensato al polistirolo e al calcestruzzo, vero?
D.: La scelta è stata obbligata, non facile, in Italia, ma obbligata, inevitabile. Vedi Leo, non ho mai avuto alcun vincolo economico o d’altro genere con i produttori di polistirolo ne con quelli del legno e neppure con quelli del laterizio. Dovevo scegliere i materiali migliori, senza guardare in faccia a nessuno. Portando avanti la mia idea che poi è quella più diffusa in ambito mondiale.
L.: Perché, c’è chi la pensa in modo diverso?
D.: Certo, sono sempre meno ma ce ne sono ancora. Pensa, se tu vai in una fornace, ti accorgi subito quanta energia è necessaria per creare i blocchi alveolati, poi ti affacci nel piazzale e vedi i camion che caricano e trasporteranno i pacchi in giro per l’Italia. Pochi alla volta perché sono ingombranti e pesano tanto. Se poi vai a cercare il legno, ti devi avvicinare alle presse per i fogli di OSB, sai che non esiste casa in legno che non impieghi, in modo massiccio, questi fogli. Vai a visitare queste aziende, poi vediamo se ti viene ancora in mente di chiamarle ecologiche.
L.: Il legno, ma non si favorisce la deforestazione?
D.: Magari non esageriamo, in molti casi gli alberi provengono da cicli di colture programmati ma è indubbio che il problema è reale e se ci fosse un po’ di equilibrio non si dovrebbe trascurare questo aspetto.
L.: Sono davvero diffuse le case in legno? Noi ne abbiamo una in campagna e i cigolii sono fastidiosi.
D.: Hanno dei numeri estremamente limitati, come è ovvio, non per questo vuol dire che siano scadenti, alcune aziende fanno dei prodotti molto interessanti. Auguro a chi produce questo tipo di costruzioni di farne sempre di più, certo non le vorrei per me “perché abbiamo già dato” ma è innegabile che possano essere un’ottima soluzione per erigere velocemente edifici di fortuna. Non ci dovrebbe mai essere la necessità, a parte le costruzioni da giardino, ma la natura, a volte, la pensa diversamente.
L.: Ma così. Sembra che tu ce l’abbia con le case in legno…
D.: Ti assicuro che non è così. Penso siano ottime soluzioni, avendola, posso solo dire che va benissimo per starci qualche giorno in montagna, viverci è un’altra cosa. Se avessi voluto ideare un sistema utilizzando il legno, mi sarebbe stato facile. Ho scelto diversamente!
L.: Ci sono poi le case fatte in paglia …
D.: Si, è vero, ma solo nelle riviste!
L.: Stavi portando il discorso sui motivi che ti hanno spinto a scegliere il polistirolo e perché questo è compatibile con il green building.
D.: Un green building può dichiararsi tale solo se viene realizzato con materiali e prodotti aventi le caratteristiche che ti riporto qui di seguito:
- naturali cioè abbondantemente disponibili o facilmente rinnovabili: materiali raccolti da fonti gestite in modo sostenibile; Il polistirene o polistirolo, è composto al 98% da aria, il resto è carbonio e solo per il 2% di questo viene utilizzato il pentano, come agente espandente. Forse non tutti sanno che il polistirolo, essendo costituito da carbonio, può essere ottenuto anche dai vegetali. Veniva così prodotto all’origine della sua storia, diciamo fino ai primi anni ‘50, e anche attualmente in alcuni stabilimenti pilota.
- processo di fabbricazione efficiente: prodotti fabbricati con uso efficace delle risorse, tra cui la riduzione del consumo energetico, la riduzione al minimo di scorie e rifiuti (a loro volta riciclabili), e la riduzione dei gas a effetto serra; Per creare il polistirolo, basta una caldaia che generi vapore acqueo intorno ai 90-120 gradi. Nessuna scoria o rifiuti, il materiale di scarto viene riciclato al 100%.Nessun gas serra, solo vapore acqueo.
- disponibili a livello locale: materiali da costruzione, componenti e sistemi acquistabili a livello locale o regionale, in modo da risparmiare energia e risorse durante il trasporto verso il cantiere; Aziende che producono polistirolo sono presenti ovunque, il materiale è comunque leggerissimo e l’impatto del trasporto è notevolmente inferiore rispetto agli altri materiali.
- riutilizzabili o riciclabili: materiali che possono essere facilmente smontati e riutilizzati o riciclati alla fine della loro vita utile; Il polistirolo “usato” o di scarto, unito a materia prima può essere totalmente rigenerato.
- confezione del prodotto riciclata o riciclabile: prodotti racchiusi in un contenitore o imballaggio riciclato o riciclabile; I pannelli in polistirolo del Carbon ED SYSTEM, come penso sia anche per altre aziende del settore, non prevede imballaggio.
- Durevoli: materiali che siano storicamente duraturi o siano assimilabili a prodotti convenzionali con una lunga speranza di vita.Va detto che il polistirolo utilizzato nei sistemi ICF (Insulated Concrete Form) Non contiene alcun agente dannoso all’ambiente come idrofluoricarburi, formaldeide, clorofluorocarburi ed è del tutto inerte nell’ambiente. È estremamente duraturo, sottolineando che le sue funzioni non sono quelle di collaborare staticamente alla resistenza dell’edificio. È autoestinguente.
L.: Mi hai convinto, si può dire che il polistirene è ecoefficiente?
D.: Assolutamente si! Ti riassumo il significato dato, universalmente, a questo termine. Per ecoefficienza si intende, in valore assoluto, la somma tra la quantità di energia utilizzata per produrre il materiale, quella per il suo smaltimento e quella che il prodotto isolante è in grado di far risparmiare durante il suo impiego. Nuovi sostanziali evoluzioni nella formulazione degli EPS ne hanno sensibilmente migliorato le performance di isolamento termico, ponendo il polistirene di nuova generazione in posizione nettamente dominante in termini di ecoefficienza.
L.: Ti chiedo l’ultima cosa, conosci qualche video che potrei far vedere al mio insegnante, tanto per far capire come nel mondo si intende un green building, in relazione al polistirolo e al calcestruzzo?
D.: Ce ne sono tantissimi, però ti suggerisco un video girato dalla RAI su un esperienza americana. Vedi, il 4 maggio del 2007, sulla città di Greensburg (Kansas) si abbattè un tornado di forza incredibile, spazzò via la cittadina rurale. Gli abitanti, nei giorni seguenti, decisero di cambiare modo di costruire, fino ad allora prevaleva decisamente il legno. Facendo un forte richiamo al proprio nome, decisero di costruire edifici ecocompatibili. Fra l’altro, ricevettero contributi da molte fondazioni, private e pubbliche. La Carbon ED SYSTEM non partecipò, quindi non puoi pensare che voglia farmi pubblicità. Anzi, nel video si nota un sistema simile anche se le differenze saltano all’occhio ma il concetto è quello!
Se hai ancora voglia di vedere qualcosa sull’argomento, te lo allego qui di seguito.
Leonardo: Grazie di avermi chiarito tutto, però credimi, sei stato un po’ troppo prolisso, domani sintetizzerò molto e vedrai che andrà bene lo stesso. Siamo di un altra generazione, vecchio mio!










