Umidità & Condensa

Umidità & Condensa … spiegate a Leonardo, mio figlio.

Ho ricevuto molte segnalazioni da parte di imprenditori che non avevano molto chiaro il concetto di condensa.

Forse, bisognerebbe dire che alcuni dei loro interlocutori hanno chiesto quali garanzie ci possano essere, usando il Carbon ED SYSTEM, che la condensa non si crei.

Purtroppo, sono caduti nella rete tesa da chi si avventura a parlare di cose che non conosce.

Bisogna fare un po’ di chiarezza.

Non ho certo la presunzione di togliere ogni dubbio ma, rivolgendomi a mio figlio che ha tredici anni, non corro il rischio di urtare la suscettibilità di alcuno.

Almeno, lo spero!

Leonardo: Come si crea l’umidità all’interno delle case?

Dario: L’origine può essere di diversa natura:

  • Può dipendere semplicemente da infiltrazioni d’acqua meteorica provenienti dal tetto.
  • Possono esserci discontinuità nel paramento esterno, stuccature non più idonee tra mattoni o pietre, cavillature o distacchi degli intonaci, tali situazioni favoriscono vie di entrata dell’acqua meteorica all’interno della struttura muraria.
  • A volte si crea una forte umidità, semplicemente a causa di rotture, più o meno significative, di tubazioni idrauliche presenti nelle murature. Pluviali, impianti idrici e di riscaldamento sono i maggiori imputati.
  • E’ possibile che sia causata dalla risalita capillare dalle fondazioni, attraverso le porosità esistenti nei materiali da costruzione. Nei locali interrati, non va esclusa la possibilità di avere infiltrazioni a causa di una scarsa o inadeguata impermeabilizzazione e o mancanza di sistemi di drenaggio dei terrapieni.
  • L’aria che normalmente respiriamo ha, di per se, una percentuale di umidità che varia in ragione della temperatura, della pressione atmosferica ed in generale del clima.
  • Mettere i “panni” ad asciugare in casa è un comportamento che aumenta significativamente la quantità di acqua all’interno della casa.
  • Alcuni, i meno preparati, arredatori, suggeriscono di mettere cappe con filtri, senza collegamento con l’esterno, in modo da porre i “fuochi” in qualunque posizione del locale adibito alla preparazione dei cibi. E’ pura follia! Soltanto chi cucina, sa che il livello di acqua all’interno della pentola si abbassa via via che il tempo passa, fino ad arrivare a far evaporare tutto il liquido. Questi geni dell’arredamento, dove credono che vada quell’acqua? La Signora Maria lo sa, loro, probabilmente, no! Confondere i filtri per i cattivi odori con la possibilità di far espellere l’umidità all’esterno è un errore tremendo!
  • Fare la doccia e, magari, anche tenere aperta la porta del bagno, diffonde in tutte le stanze una gran quantità di acqua. Il bagno, come la cucina, deve avere una sua conduttura verso l’esterno, per garantire una espulsione dell’umidità in eccesso.
  • La presenza di piante d’appartamento, genera umidità.
  • Vivendo all’interno dei locali, anche solo respirando, qualunque essere vivente, crea o, meglio, cede umidità all’ambiente.

L.: Che relazione c’è tra umidità e condensa, quando c’è umidità, si forma sempre la condensa?

D.: Così posta, la domanda non ha senso. Nell’aria c’è sempre una percentuale di vapore acqueo, per questo si parla di umidità relativa. Per avere una sensazione di comfort ambientale, questa percentuale deve essere vicina al 50%. La condensa si forma quando l’umidità relativa arriva al 100%, in altre parole quando l’aria è satura di acqua.

L.: La quantità di acqua all’interno del locale, varia con il variare della temperatura interna?

D.: La quantità dipende dalle cause che abbiamo visto prima, ricordi? La quantità di acqua (sotto forma di vapore acqueo) è un valore assoluto e non cambia in funzione della temperatura dei locali. Quello che cambia è la percentuale di umidità presente, rispetto al volume d’aria.

L.: Spiegati meglio, sento che sto per capire, finalmente, questo concetto ma mi sfugge ancora qualcosa.

D.: Come sempre accade, cercando di divulgare il più possibile, si incorre in qualche inesattezza ma forse ho da offrirti una visualizzazione efficace del fenomeno:

Immagina di essere all’interno di un locale, diciamo, la tua stanza. Ipotizziamo di aver creato, in un modo o nell’altro, 10 litri di acqua (sotto forma di vapore acqueo) ed avere una temperatura di 23°C,  con un igrometro, notiamo che l’umidità relativa è del 50%.

In questa situazione, le particelle di vapore, presenti nella miscela di aria della tua stanza, muovendosi in tutte le direzioni n modo frenetico, si allontanano le une dalle altre.

Pensa ad una folla di persone quando, all’ora di punta, ognuna sta andando al lavoro. Sono tante ma, muovendosi freneticamente, non riescono nemmeno a scambiarsi due parole. Anche se accade in inverno, non hanno freddo perché muovendosi si scaldano e si allontanano le une dalle altre.

Torniamo, per un attimo, nella tua camera, in queste condizioni, hai una bella sensazione di comfort.

L.: Ok, questo mi è chiaro, vai avanti.

D.: Immaginiamo adesso di abbassare la temperatura della stanza, diciamo a 20°. La quantità di acqua (sotto forma di vapore acqueo) è sempre di 10 litri. Non potrebbe essere altrimenti perché le condizioni che creano umidità sono le stesse di prima.

Dando una rapida occhiata all’igrometro, ci accorgiamo che l’umidità relativa è salita al 75%. La temperatura scende e l’umidità relativa sale. Ricorda bene questo concetto.

In questa nuova situazione, le particelle di vapore, esattamente lo stesso numero di prima, si muovono molto più lentamente.

Vediamo cosa accade alla folla di prima. Tutte le persone, esattamente lo stesso numero di prima, si muovono più lentamente, direi quasi impacciate, a causa del freddo che cominciano a sentire. Inevitabilmente, tenderanno a stare vicine le une alle altre. Ci saranno zone in cui si troveranno poche persone, quasi per sbaglio, e zone in cui la concentrazione sarà molto elevata. Nella stanza, ci saranno zone dove si starà ancora bene e altre dove si comincia a sentire un certo disagio.

L.: Ci sono, in quelle zone, l’umidità relativa è aumentata!

D.: Esattamente!

Andiamo avanti.

Abbassiamo ancora la temperatura della stanza, portiamola a 17°C.

L.: La quantità d’acqua è sempre di 10 litri, vero?

D.: Certo, sotto forma di vapore acqueo.

Guardando l’igrometro, vediamo che l’umidità relativa è salita al 100%.

L.: Ma il professore mi ha insegnato che, al 100% di umidità relativa, il vapore condensa e l’acqua torna allo stato liquido, è questo che mi vuoi dire?

D.: Hai capito perfettamente!

Guardando la nostra folla, ci accorgiamo che non si muove più nessuno o quasi, in alcune zone, alla periferia del gruppo più numeroso, qualche spazio e qualche movimento c’è ancora ma, credimi, sarà così ancora per poco.

L.: Mi aspetto che tu mi dica che si sono radunati nei posti più freddi, è così, vero?

D.: Hai visto che è semplice!

Si, si sono radunati li, perché è il freddo che blocca i loro movimenti. Finché hanno forza, cercano di stare lontano, poi, inesorabilmente, rallentano fino a fermarsi.

Nella tua stanza avviene lo stesso fenomeno. Nei vetri, negli angoli, nella parete a nord, dietro ai pilastri in cemento armato.

L.: Ma nella mia stanza si sta benissimo e non abbiamo nemmeno il riscaldamento!

D.: Stiamo facendo solo un esempio,  la nostra è una casa passiva ma non possiamo essere egoisti ed è importante che tutti vivano in una casa con queste caratteristiche.

L.: Scusa, mi è venuta un’idea: si potrebbe usare un ventilatore?

D.: Certamente, si potrebbero fare tante cose. Muovere l’aria con un agitatore farà stare lontano tra loro le particelle di vapore ma il comfort, per te che devi vivere in quell’ambiente, non sarà il massimo, ti sembrerà di essere in una moto!

L.: Si sente parlare di deumidificatore, che ne dici?

D.: Andare a ridurre quei famosi 10 litri è una possibilità, così si riduce la concentrazione, è un po’ come mandare dei pulmini a prendere quelle persone dell’esempio e imbarcarle forzatamente verso un altro posto. Si può fare, costa ma si può fare!

L.: Non mi sembri entusiasta, non è la migliore soluzione, vero?

D.: Tutto quello che è dispendio di energia non mi piace. La cosa più semplice e la più conveniente è non abbassare la temperatura, avendo fatto il possibile per limitare la formazione di vapore acqueo all’interno del locale.

L.: Ma tenere sempre il riscaldamento acceso costa molta energia!

D.: Non sarò certo io a dire di tenere acceso il riscaldamento. L’importante è avere una ottima coibentazione termica, sia sul lato esterno del muro sia su quello interno.

L.: Finalmente ho capito, hai fatto un esempio chiaro e semplice. Prova a complicarlo un pochino, così che possa dirlo al professore e farci una bella figura.

D.: Le cose semplici sono le più efficaci, spesso quando senti parlare in modo difficile, con termini a te sconosciuti, vuol dire che chi ti sta parlando non ha ben chiaro il concetto che ti sta spiegando.

Comunque, se è per farti prendere un bel voto … ci provo:

Dalla fisica, si sa che il calore e il movimento allontanano tra loro le particelle. Avendo stabilito che la quantità di vapore acqueo non è variabile in ragione della temperatura ma dipende dalle cause di formazione ( infiltrazioni, piante, persone, docce, pentole sul fuoco, ecc.).

Mettendo insieme questi due aspetti ed associandoli alla dimensione fisica del locale, arriviamo intuitivamente a capire che, in un volume d’aria a 23°C di temperatura, le particelle di vapore acqueo, sono in rapido movimento e sufficientemente lontane le une dalle altre.

Diremo che le particelle di vapore lasciano tra loro uno spazio vuoto pari al 50%.

La percentuale del volume d’aria occupata dal vapore acqueo  è l’umidità relativa e questa è al 50%.

Via via che la temperatura diminuisce, diciamo a 20°, la quantità di particelle rimane, ovviamente, la stessa ma il loro movimento diminuisce e quindi anche la loro vicinanza si è drasticamente ridotta.

A questo punto, in quel volume d’aria, gli spazi liberi si sono drasticamente contratti e il volume occupato dalle particelle di vapore acqueo è arrivato ad essere il 75% di quello disponibile.

Abbassando ulteriormente la temperatura, immaginiamo a 17°C si arriva facilmente al punto in cui, il movimento è quasi nullo e la vicinanza tra le particelle di vapore acqueo è tale da farsì che avvenga la condensazione del gas (vapore acqueo) in liquido (l’acqua).

Siamo al 100% di umidità relativa!

Se siamo nella stanza, vediamo l’acqua (liquida e non più sotto forma di vapore) depositarsi nei punti più freddi. I vetri, gli angoli, le pareti a nord, questi punti sono chiamati ponti termici. Proprio perché fanno da ponte tra l’interno e l’esterno.

L.: Adesso mi aspetto che tu mi dica che con il Carbon ED SYSTEM esistono pochi ponti termici, mi sbaglio?

D.: Si, ti sbagli, è stato il primo aspetto che abbiamo cercato e tutti sanno che nessun ponte termico si crea con il nostro sistema!

L.: Quindi, se ho capito bene, per non avere condensa alle pareti è sufficiente avere una temperatura adeguata.

D.: Certo, la temperatura e il movimento dell’aria, i due aspetti sono molto legati tra loro, evitano o favoriscono la condensazione del vapore acqueo. Il fatto che esista una certa quantità di vapore anziché un’altra, dipende invece dai molti fattori di cui parlavamo prima.

L.: Ho sentito a scuola il professore dire che un bel muro traspirante, evita la formazione di condensa. Adesso, da quel che mi hai spiegato, ho capito che non centra niente, mi sbaglio?

D.: No, non ti sbagli per niente. La traspirazione delle murature può smaltire meno dell’1% del vapore acqueo interno ai locali. Non è colpa del tuo insegnante, a lui avranno detto così e magari si è dedicato ad altri aspetti e non ha avuto modo di ragionarci in modo approfondito. Non usare questo pretesto per non studiare più, la cultura è la base del successo e la curiosità è la base della cultura.

L.: Tutti i motivi sono validi per spingermi a studiare!

Il terremoto e le parti non strutturali di un edificio in cemento armato.

Cosa accade quando il terremoto colpisce edifici in cemento armato?
Diciamo subito che le strutture in cemento armato sono estremamente resistenti.
Si può disquisire se meglio a telaio o a setto continuo ma non si può mettere in discussione il fatto che i danni a persone e cose, in queste strutture, rappresentano veramente un’eccezione.
Abbiamo visto la volta scorsa cosa è accaduto agli edifici che presentavano armature inadeguate in prossimità dei nodi solaio-pilastro, oggi vediamo anche cosa accade a tutti quegli elementi definiti “non strutturali”.

Rapidamente, vediamo di cosa stiamo parlando:

Muri di tamponamento

Pareti divisorie interne alle unità abitative

Controsoffitti, cassonetti, lampadari, mobili ecc.

In questa sede, ci occupiamo delle prime due problematiche che, non tralasciando l’importanza delle altre componenti pericolose, sono di maggior interesse per chi progetta e costruisce edifici in cemento armato.

Vi faccio vedere alcune immagini, riferite al tamponamento in laterizio dei muri perimetrali in un edificio a telaio.

15052009492
Il tamponamento era costituito da due fogli di laterizio con intercapedine centrale. quello esterna ora è in strada!!!
Carbon ED SYSTEM Terremoto 502
Qui è stato espulso tutto il tamponamento, notate come sono “puliti” i pilastri!

Come si nota subito, il distacco è pressoché totale.
Come mai?
Serve dirlo?
I tamponamenti, così come le pareti divisorie interne, sono, normalmente, collegati agli elementi strutturali, con la semplice applicazione della malta, senza alcun ancoraggio degno di questo nome.
La struttura, quando viene colpita dai movimenti inferti dal sisma, comincia ad oscillare e, a volte, a torcersi. I setti in laterizio, “vanno per i fatti loro”, non rimangono ancorati, oscillano e cadono.
Se poi cadono all’interno o all’esterno … il più delle volte è casuale!

Da quanto detto e visto, ci si rende conto che i margini di miglioramento, nel modo di costruire, sono notevoli.

Proviamo a fare un ragionamento:

Fermo restando che è indispensabile realizzare le opere in perfetta aderenza con quanto progettato e, quindi, con l’assoluto rispetto della normativa vigente, se riuscissimo a rendere solidali tra loro, i muri di tamponamento e la struttura portante, raggiungeremo un punto di sicurezza per le persone davvero notevole.

Qui, non posso fare a meno di evidenziare quanto abbiamo realizzato noi della Carbon ED SYSTEM su due fronti:

parete di tamponamento su strutture a telaio e parete divisoria interna.

Muri di tamponamento
Il nostro cassero a perdere, per realizzare setti in cls armato, non a caso è del tipo non preassemblato, ed è stato concepito per essere impiegato proficuamente come muro di tamponamento, blandamente armato, con spessore di setto da 10 cm e complessivamente con uno spessore di 26 cm.

Utilizzando il pannello esterno come cappotto di travi e pilastri, si ha una completa continuità nel rivestimento termico dell’edificio.

Lungo i pilastri e le travi, viene ancorato con appositi tasselli, un binario metallico, allo scopo di garantire una ottima tenuta ai ferri d’armatura della parete. Detti ferri, collaborano significativamente al taglio e, essendo ancorati alla struttura portante, evitano l’espulsione della parete.

Parete divisoria interna
Per evitare il fenomeno del ribaltamento della parete divisoria all’interno dei locali, con le conseguenze che è facile immaginare, ci siamo resi conto che bisognava prendere altre strade.
Abbiamo capito che la parete deve essere leggera ed elastica, il più possibile.
E’ stato realizzato un inserto da porre nel pannello, che permette una buona continuità strutturale e offre un indispensabile aiuto per il fissaggio delle lastre di cartongesso.

In questo caso, più delle parole, può essere utile guardare questo video che ne spiega il montaggio.

Buona visione ed a presto, Dario Carbone

Se no riesci a visionarlo, puoi vederlo cliccando qui, oltre a poter vedere altre informazioni sul sito www.carbonedsystem.com

Costruzioni in Classe A

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Per noi, il Cliente ha sempre la massima importanza, sia che debba costruire un nuovo quartiere, sia che realizzi la singola unità immobiliare o, magari, il proprio garage.

Abbiamo una capacità produttiva che ci permette di consegnare il materiale in pochissimi giorni, in qualunque parte d’Italia.

La nostra forza è stata quella di aver creato il miglior sistema, mettendo d’accordo progettisti, imprenditori e clienti in tutto il mondo.

Il risparmio di tempo, denaro e la salvaguardia dell’ambiente sono alla base del nostro servizio.

Siamo italiani, il brevetto è internazionale ma è nato in Italia, ne siamo orgogliosi!

Sai che il 54% delle aziende che ci contattano sono statunitensi?

Nel nostro settore, normalmente, sono le aziende italiane che producono su licenza straniera, per noi è il contrario.

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Finalmente il Made in Italy applicato alla tecnologia delle costruzioni!

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Il nostro lavoro è focalizzato ad aiutare professionisti, imprenditori e utilizzatori finali ad ottenere il massimo profitto dal proprio investimento.

Se desideri costruire un edificio al risparmio più che al risparmio energetico, magari solo per la soddisfazione personale di averlo fatto, ma non ti preoccupi molto dei risultati finali, sia tecnici sia economici, probabilmente non siamo l’azienda giusta per te!

Ma se, invece, sei un imprenditore, un professionista o un investitore concreto, che valuta il proprio lavoro con numeri e soluzioni tecniche alla mano, per salvaguardare e valorizzare il proprio capitale

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Terremoto e cemento armato: cosa è accaduto?

 

Cari amici,

la volta scorsa ci siamo lasciati con la foto inquietante di quel palazzo che si era “seduto” sul piano terra.

 

Carbon ED SYSTEM terremoto 209

 

Vi assicuro che, ad una prima vista, non ci si rende immediatamente conto di ciò che è accaduto.

Si, certo, ci sono delle macerie sul marciapiede, delle lamiere accartocciate ma, guardando l’insieme della palazzina, l’edificio non presenta crepe significative, anzi. Sembra integro!

 

E' quasi perfetta ... manca solo il piano terra!
E’ quasi perfetta … manca solo il piano terra!

Solo dopo alcuni attimi ci si accorge dell’enormità di quanto accaduto.

I pilastri del piano terra, adibito a garage e cantine, si sono staccati e sono stati frantumati, lasciando solo dei monconi espulsi all’esterno o all’interno dell’edificio.

Guardando meglio, ci si accorge della presenza di auto all’interno e … vengono i brividi!

 da 2,50 a 50 cm ... il garage!

 
da 2,50 a 50 cm … il garage!

 

 Per un attimo si va con il pensiero a quanto può essere accaduto in quel momento. A volte, basta un piccolissimo vuoto d’aria, mentre siamo in volo su un aereo d’ultima generazione, per creare il panico. Alcuni di noi soffrono anche solo salendo in ascensore. Pensiamo a cosa devono aver provato quegli amici, da allora sono diventati a pieno titolo amici di tutti noi, negli attimi che hanno sentito sprofondare la propria casa: deve essere stato terribile!

 Come può essere possibile che questo accada in una casa ( una in senso lato, sono molti per la verità gli edifici in questa situazione) in cemento armato di recente costruzione?

 Beh, per gli addetti ai lavori, questo fenomeno è conosciuto e valutato con attenzione anche in sede di progettazione, in un linguaggio non oxfordiano ma efficace, viene chiamato “piano molle”. Il nome la dice lunga!

Una serie di pilastri, senza murature che “diano una mano” ad irrigidire la struttura anche contro le sollecitazioni a taglio, può correre incontro al rischio di avere un piano molle.

Calma, non ho detto che questo accada, ho specificato che può accadere se non si prendono le necessarie precauzioni per evitarlo.

Se andiamo a vedere l’armatura di questi pilastri, ce ne accorgiamo subito! 

Nei pilastri, la normativa ed il buon senso, impongono un passo sempre più stretto tra le staffe in prossimità del nodo pilastro-solaio. Se questo non avviene, la resistenza alle sollecitazioni è compromessa significativamente!

Questo è ciò che è accaduto? Non lo so, non sta certo a me dirlo, c’è la Magistratura e le Autorità competenti (molto più preparate di quanto possa essere io), starà a loro verificarlo. Da parte mia, vi faccio vedere alcune foto, tanto che possiate farvene un’idea!!!

 

... !!!
… !!!

 

...!!!

...!!!

Io credo che il cemento armato, se è “fatto bene”, sia la risposta migliore possibile per costruire in zona sismica edifici duraturi e commercialmente appetibili!

 

A questo punto bisogna fare un ragionamento, tra quattro soluzioni strutturali che prevedono l’utilizzo del cemento armato:

 

  • Strutture a telaio (travi e pilastri) con tamponamento in laterizio.

  • Strutture a setti continui.

  • Strutture a setti continui sul perimetro esterno e tra gli appartamenti ma con pilastri interni all’abitazione, per garantire versatilità distributiva.

  • Strutture a telaio con tamponamento a setti in cemento debolmente armato.

 

Ci lasciamo  con il proposito di riprendere nei prossimi giorni, partendo dalla valutazione di queste soluzioni strutturali, vantaggi e svantaggi di ognuna.

Sempre se … non vi ho annoiato troppo!

A presto, Dario Carbone

 

Parliamo di terremoto, ora possiamo!

Terremoto: vogliamo parlarne un po’?

Ormai qualche tempo è passato, parlarne ci consente di provare a capire qualcosa in più.

Parlarne ora, ci  permette di non  passare per “opportunisti senza scrupoli”.

E’ per questo motivo che mi sono astenuto dal trattare l’argomento prima d’ora.

Ultima  premessa: non intendo  accusare o giudicare alcuno, voglio solo provare a capire cosa si deve fare per costruire “bene”, limitando al massimo i danni alle persone.

Gli edifici antichi o vecchi, che dir si voglia, di per sè, hanno fatto la loro parte. Nel bene e nel male!

Non ci si poteva aspettare altro. La loro struttura è concepita per resistere alle solleccitazioni opponendo una massa statica. La forza di gravità è quella che garantisce la stabilità dell’edificio.

Più i muri sono spessi, e quindi pesanti, più resistono.

Quando i movimenti del terreno, raggiungono un grado di oscillazione tale da mettere “in crisi” la struttura, l’edificio non riescie ad ammortizzare ed iniziano i crolli.

Gli antichi, conoscevano bene questa caratteristica e non è un caso che i loro più imponenti manufatti,  arrivati incolumi fino a noi, abbiano una massa decisamente notevole.

Come sempre accade, gli edifici più modesti sono stati costruiti “al risparmio” e il modo più semplice per risparmiare è quello di fare muri più sottili, meno spessi, oltre che  usare malte con minor legante.

E’ naturale che edifici concepiti “a gravita’” ma con una massa ridotta,  non resistano ad oscillazioni consistenti e prolungate, come è recentemente avvenuto a L’Aquila.

Esiste la possibilità di adeguare le strutture di questo tipo, magari immettendo delle “catene”?

Certo, le catene o tiranti sono un buon sistema per migliorare la solidità dell’edificio.

Bisogna fare, prima,  una precisazione.

Da un’osservazione esterna su edifici “datati”, si possono notare le “chiavi” in corrispondenza dei solai interni, normalmente, questi elementi metallici venivano inseriti  al momento della costruzione ed, appunto, collegati alle travi del solaio, attraverso delle chiodature.

E’ evidente che per contrastare efficacemente l’azione di un sisma di media intensità, questo metodo può risultare appena sufficiente, se poi l’energia è veramente eccezionale i muri tendono ad aprirsi.

Altro discorso è inserire nuovi tiranti con “capochiavi” adeguati, sia nello spessore sia nell’estensione, e possibilità di caricare (accorciare) nel tempo  la catena, magari con chiave dinamometrica. Questa è una misura che viene introdotta, ad edificio costruito, per migliorare la resistenza antisismica. 

Per la verità, negli edifici antichi, con archi in successione ritmica, venivano inserite al momento della costruzione in corrispondenza delle arcate di testata, proprio per eliminare la possibilità di apertura del piedritto.

Perchè non si mettevano anche nelle arcate interne?

Semplicemente perchè l’azione destabilizzante veniva contrastata dall’arco adiacente. L’ultimo arco, non avendo “aiuto” da una parte, doveva avere una catena per contenere la spinta.

Questa situazione, non è sempre vera, in edifici importanti ma non solo, la catena (o tirante), per non sbagliare, veniva riportata anche nelle arcate intermedie.

Detto questo, con la solita superficiale approssimazione di questo umile blog, diventa interessante analizzare ciò che dovrebbe succedere in strutture recenti, magari in cemento armato.

Se ne avrete voglia, ne parleremo nei prossimi giorni, per intanto vi allego una foto che ho scattato a L’Aquila e che ci servirà per introdurre il prossimo articolo.

Grazie ed a presto, Dario

Piano terra ... sparito!

Piano terra ... sparito!

GRANDI NOVITA’ NEL SITO Carbon ED SYSTEM

Cari amici,

riprendiamo i nostri incontri, dopo la lunga ma indispensabile pausa estiva.

 

Di argomenti ce ne sono davvero tanti, direi di iniziare da una grande novità che abbiamo introdotto nel sito: i video-incontri, si tratta di una serie di brevi filmati che danno suggerimenti per costruire “bene”, la cosa brutta… sono io!

Beh, mi hanno spiegato che è giusto metterci la faccia, poi cercherò di non perderla dicendo solo cose vere ma … intanto ce l’ho messa.

 Se volete potete andare direttamente a VIDEO-INCONTRI oppure … lasciate perdere!

 

E’  stata creata poi una sezione dedicata ai TECNICI, migliorando ed ampliando quella  in precedenza   chiamata Progettisti, questa volta è una sezione a se stante e credo sia di migliore lettura. 

 

Altra novità è la sezione per le IMPRESE, aderendo alle numerose sollecitazioni, abbiamo creato la vetrina per l’imprenditore del mese, crediamo sia un giusto riconoscimento per chi lavora bene.

 

Poi, per tecnici ed imprese abbiamo decso di fare corsi di approfondimento, ovviamente gratuiti, in modo da formare professionalmente chi andrà ad operare con i nostri sistemi e, visto che ormai sono davvero in tanti, speriamo di far cosa gradita. Volendo, potete dare una  ”occhiata” al calendario

 

Per oggi mi fermo qui, i prossimi giorni entreremo nel vivo degli argomnti accumulati in questo periodo.

A presto, Dario

CASA CLIMA

CASA CLIMA

Mi rendo conto che l’attualità ci imporrebbe di parlare di resistenza antisismica, lo faremo nei prossimi giorni, è un tema molto delicato ed ho un po’  di difficoltà a farlo, non voglio apparire in alcun modo, uno dei tanti che vuol lucrare su una tragedia di queste proporzioni.

Cosa vi devo dire?

Devo dichiarare ai quattro venti tutto quello che penso?

Certo, il sistema che ho ideato è sicuramente tra i migliori  attualmente sul mercato ma più che altro risponde completamente alle norme vigenti in tutt’Europa. Tutto vero e tutto bello?

No, se poi chi costruisce o/e chi dovrebbe controllare non fa il proprio dovere, previsto dalle norme ma anche dalla propria coscienza!

Forse, mi ci vuole ancora una settimana per far “sbollire” tutto quello che ho dentro.

Ed allora …

Oggi parliamo di

 

CASA CLIMA

 

 

CasaClima (in tedesco KlimaHaus) è un metodo di certificazione energetica degli edifici. Si avvale di calcolo convenzionale codificato. È stato ideato da Norbert Lantschner, ex direttore dell’ufficio “Aria e Rumore”, del Dipartimento all’Urbanistica, Ambiente ed Energia della provincia autonoma di Bolzano. È entrato in vigore nel 2005.

CasaClima aiuta i professionisti a valutare i propri edifici in fase di progettazione stabilendo a quale classe energetica dovranno appartenere una volta realizzati.

La nuova normativa proposta dalla provincia di Bolzano prevede una divisione in classi energetiche, assimilabile a quella utilizzata per gli elettrodomestici.

La migliore è la Classe oro, poi viene la Classe A, la Classe B, la Classe C e così via.

A Bolzano, si impone la “Classe C” come standard minimo a cui riferire la progettazione e la realizzazione degli edifici.

Per “Classe C” si intende un valore di consumo energetico inferiore a 70 kWh/m² all’anno (paragonabile al potere calorico di 7 litri di gasolio per riscaldare efficientemente per un anno la superficie di 1 m²).

Soluzioni migliorative certificabili comprendono:

la “Classe B” (≤50 kWh/m²y pari a 5 litri/m², detta anche casa da 5 litri),

La “Classe A” (≤30 kWh/m²y pari a 3 litri/m², detta anche casa da 3 litri).

La “Classe oro” (≤10 kWh/m²y pari a 1 litro/m², detta anche casa da 1 litro).

Tali valori non tengono conto delle perdite legate al funzionamento dell’impianto termotecnico. Essendo il calcolo convenzionale, non è detto che il fabbisogno dell’edificio reale corrisponda a quanto stimato dal certificato CasaClima.

È possibile, se lo si ritiene opportuno, certificare gli edifici anche all’esterno della provincia di Bolzano.

Vediamo di chiarire alcuni concetti che possono aiutarci a capire meglio il contesto.

Gli obiettivi della certificazione energetica degli edifici

 

  • Migliorare la trasparenza del mercato immobiliare fornendo agli acquirenti ed ai locatari di immobili un’informazione oggettiva delle caratteristiche (e delle spese) energetiche dell’immobile.

  • Informare e rendere coscienti i proprietari degli immobili del costo energetico legato alla conduzione del proprio “sistema edilizio” in modo da incoraggiare interventi migliorativi dell’efficienza energetica della propria abitazione.

  • La certificazione consente agli interessati di pretendere dal fornitore (venditore) di un immobile informazioni affidabili sui costi di conduzione.

  • L’acquirente deve poter valutare se gli conviene o no spendere di più per un prodotto migliore dal punto di vista della gestione e manutenzione.

  • Anche i produttori ed i progettisti possono confrontarsi in tema di qualità edilizia offerta.

  • I proprietari che apportano miglioramenti energetici importanti ma poco visibili, come isolamenti di muri, tetti, etc., possono veder riconosciuti i loro investimenti.

 

 

La normativa di riferimento

La Direttica Europea 2002/91/CE del Parlamento e del Consiglio del 16 dicembre 2002 sul rendimento energetico degli edifici impone, tra le varie cose, che, a decorrere dal 2006, si debba obbligatoriamente procedere alla certificazione energetica degli edifici introdotta come principio in Italia dalla Legge 10/91, ma mai attuata.

La direttiva richiede agli stati membri europei di provvedere affinché gli edifici di nuova costruzione e gli edifici esistenti che subiscono ristrutturazioni importanti, soddisfino requisiti minimi di rendimento energetico.

L’Attestato di Certificazione Energetica deve essere messo a disposizione in fase di costruzione, compravendita o locazione di un edificio e in esso devono essere riportati “dati di riferimento che consentano ai consumatori di valutare e raffrontare il rendimento energetico dell’edificio” e “raccomandazioni per il miglioramento del rendimento energetico in termini di costi-benefici”.

 

Attestato di Certificazione Energetica

L’attestato è un documento ufficiale prodotto da un soggetto accreditato (certificatore energetico) e dai diversi organismi riconosciuti a livello locale e regionale.

La sua utilità al momento ha due scopi di utilizzo principali:

  • per il rogito: L’attestato di Certificazione energetica è indispensabile per tutti gli atti notarili di compravendita di ogni singolo immobile dal 1º luglio 2009. (questa norma è attualmente in corso di verifica)

  • per l’accesso alle detrazioni del 55% sul reddito IRPEF, l’attestato energetico fa parte della documentazione necessaria all’ottenimento degli sgravi fiscali.

Con l’introduzione dei decreti attuativi da parte di diverse regioni, si sono costituiti organismi che supervisionano i professionisti abilitati alla redazione dell’attestato energetico.

L’attestato energetico o “Attestato di Certificazione Energetica” è il documento che stabilisce in valore assoluto il livello di consumo dell’immobile inserendolo in una apposita classe di appartenenza. Più è bassa la lettera associata all’immobile e minore è il suo consumo in termini energetici.

Per redigere l’Attestato di Certificazione/Qualificazione Energetica di un edificio o di una singola unità immobiliare è necessario avviare la Diagnosi Energetica, cioè la procedura sistematica volta ad acquisire adeguata conoscenza del profilo di consumo energetico di un edificio o di una singola unità immobiliare.

La Diagnosi Energetica è lo strumento che consente di individuare quali siano le inefficienze e le criticità e di intervenire con le soluzioni a minor costo e maggior efficacia in termini di riduzione dei consumi energetici, individuando e quantificando le opportunità di risparmio energetico anche sotto il profilo dei costi/benefici.

La Diagnosi Energetica integra i dati raccolti sul campo (a seguito di sopralluoghi) con strumenti di calcolo (elaborazione di un modello matematico dell’edificio) attraverso i quali individuare e analizzare gli interventi di riqualificazione energetica dell’edificio o della singola unità immobiliare.

Al termine della Diagnosi Energetica viene rilasciato l’Attestato di Certificazione o di Qualificazione Energetica.

Evidentemente, edifici concepiti in maniera appropriata, ad esempio nelle fasi di progettazione, e poi di realizzazione e gestione ottengono l’attestazione “di fatto”, nel senso che l’intervento del certificatore energetico è estremamente facilitato.

 

Compiti del Progettista nel caso di una nuova costruzione

 

Il progettista ha il compito di utilizzare quelle tecniche e materiali che sono adatti a far rientrare l’edificio in progetto, all’interno della classe energetica cercata.

Particolare attenzione va prestata nella scelta del sistema costruttivo delle pareti e del tetto perché saranno loro a dover compensare il dispendio energetico degli infissi.

 

In altre parole:

I valori che le migliori aziende di infissi esterni ci garantiscono sono, nelle soluzioni Top Level, al massimo con una U termica di circa 0,60 W/mqk.

Teniamo anche presente che, molti  clienti ed alcuni progettisti chiedono, legittimamente, superfici finestrate sempre più grandi. Quello che per secoli è stato l’alternarsi ritmico di vuoti e pieni, nell’architettura contemporanea, è andato del tutto “fuori moda”

E’ evidente che per compensare queste situazioni, bisogna poter disporre di un sistema muro, stesso discorso per il tetto, che contenga, significativamente, il valore della propria U termica (non certo superiore a 0,20 W/mqk).

Per questo motivo la Carbon ED SYSTEM ha previsto 44 tipi diversi di strutture con U che variano da un minimo 0,2056 W/mqk ad un massimo di 0,0983 W/mqk.

Per oggi, abbiamo finito,

A presto, Dario Carbone

 

 

 

 

Casa Passiva

Casa Passiva

Questi temi sono presenti anche nelle FAQ del sito Carbon ED SYSTEM.

L’argomento che andiamo a trattare oggi, ha ottenuto un particolare gradimento, nel sondaggio di febbraio è arrivato subito dopo l’inerzia termica. Noi, diligentemente, seguiamo lo stesso ordine e trattiamo:

La Casa Passiva

La casa passiva è un’abitazione che assicura il benessere termico senza alcun impianto di riscaldamento “convenzionale”, ossia caldaia e termosifoni o sistemi analoghi.

La casa è detta passiva perché la somma degli apporti passivi di calore dell’irraggiamento solare trasmessi dalle finestre e il calore generato internamente all’edificio da elettrodomestici e dagli occupanti stessi sono quasi sufficienti a compensare le perdite dell’involucro durante la stagione fredda.

Edifici passivi possono essere realizzati in ogni materiale di costruzione: legno, mattone, cemento armato. Ricordiamoci però che una casa passiva, in Italia, deve essere anche antisismica, in questa ottica, sono senz’altro da preferire il cemento armato ed il legno

Il Bilancio energetico deve tendere al pareggio

L’energia necessaria a pareggiare il bilancio termico dell’edificio è tipicamente fornita con sistemi non convenzionali (es. pannelli solari o pompa di calore per riscaldare l’aria dell’impianto di ventilazione controllata a recupero energetico).

L’impianto di riscaldamento convenzionale si può eliminare se il fabbisogno energetico della casa è molto basso, convenzionalmente inferiore a 15 kWh al mq per anno. Queste prestazioni si ottengono con una progettazione molto attenta, specie nei riguardi del sole, con l’adozione di isolamento termico ad altissime prestazioni sulle murature perimetrali e sul tetto. Il dimensionamento e le caratteristiche delle superfici finestrate e l’adozione di sistemi di ventilazione controllata a recupero energetico fanno il resto.

I requisiti della Casa Passiva

Nate in Svezia, le case passive sono diffuse principalmente in Germania, Austria, Olanda ed altri paesi nord-europei. Anche in Italia sono ormai tante le esperienze su tutta l’area nazionale. In Austria, a partire dal 2015, la casa passiva sarà lo standard prescritto per tutti gli edifici.

L’ istituto di case passive tedesco PHI considera una costruzione passiva se questa soddisfa i seguenti requisiti (quantitativi):

  • fabbisogno energetico utile richiesto per il riscaldamento ≤ 15 kWh/(m²a)

  • fabbisogno energetico utile richiesto per il raffrescamento ≤ 15 kWh/(m²a)

  • carico termico invernale ≤ 10 W/m²

  • carico termico estivo ≤ 10 W/m²

  • tenuta all’aria n 50 ≤ 0,6/h

  • fabbisogno energetico primario di energia ≤ 120 kWh/(m²a)

L’istituto di certificazione case passive in Italia è il TBZ di Bolzano.

La Qualità

Al fine di costruire una casa passiva, occorre prestare maggiore attenzione alla qualità rispetto alla costruzione di una normale casa. Perciò occorre che tutti i componenti previsti per la costruzione di una casa passiva siano appropriati. Anche il fabbisogno energetico al fine di evitare i ponti termici si puó verificare già durante la fase di progettazione calcolando il bilancio energetico.

Nel caso in cui non si utilizzi un sistema collaudato, tipo il Carbon ED SYSTEM, che preveda già di per se l’eliminazione di ogni ponte termico, sarà opportuno verificare, durante la fase di costruzione, se ciò che è stato previsto durante la fase di progettazione corrisponda al vero. Esiste anche un particolare test BDT che verifica la tenuta ermetica dell’edificio, attraverso l’uso di un ventilatore applicato, generalmente, sul portone d’ingresso. La forza del ventilatore viene regolata in modo che, rispetto alla pressione ambiente, ci sia una differenza di 50 Pa (Pascal).

Al termine dei lavori, il costruttore ottiene da un Ente Certificatore un certificato nel quale la perdita di energia e il guadagno di energia siano ripartite. In Italia esiste il certificato energetico, simile, nei valori che attribuisce, alle classi energetiche degli elettrodomestici, con la classe A (ed A+, in caso di rendimento superiore) ad indicare il massimo risparmio energetico, che decresce al crescere della lettera alfabetica.

Edifici e costruzione

La perdita di calore, attraverso le pareti esterne dell’edificio, viene minimizzata attraverso l´impiego di materiali isolanti, la trasmittanza termica “U” (valori bassi significa bassa dispersione) deve raggiungere il valore compreso tra un minimo di 0,10 ed un massimo di 0,15 W/mqK.

Per il momento, con il valore di 0,0983, ottenuto in soli 46 cm, il Carbon ED SYSTEM ha il primato mondiale assoluto.

A causa delle alte temperature delle superfici interne delle murature a confine con l’esterno, (pareti a contatto con l´ambiente) si otterrà anche un piacevole sensazione di comfort.

In estate l´efficiente coibentazione permette di avere temperature più basse, senza l’uso di condizionatori.

Per evitare che la costruzione subisca deterioramenti o danni, accanto ad un efficiente isolamento è indispensabile che tutte le parti della costruzione siano ermetiche a tutti i livelli.

L’ermeticità interna dell’edificio è facilmente ottenibile durante la fase di costruzione attraverso l’ermeticità dell’involucro edilizio.

Sono consapevole che avrei potuto dire più cose e meglio ma ho la speranza di aver portato un po’  di ordine nelle idee di  chi si avvicina a questo affascinante mondo, per chi sa già tutto … mi scuso per la noia provocata!

A presto, Dario

 

Siamo tutti abruzzesi

In queste ore, ogni parola è superflua, la nostra news del martedì

è stata annullata.

Siamo vicini agli amici dell’Abruzzo.

 

Da parte nostra, ci siamo messi a disposizione della Protezione Civile.

Stiamo formalizzando l’offerta, per la fornitura gratuita

del materiale necessario

           alla ricostruzione della scuola di uno dei paesi maggiormente colpiti.

 

Nei prossimi giorni, affronteremo, su queste pagine,

le tematiche relative alla resistenza antisismica.

Si fa molta attenzione al risparmio energetico,

dimenticando che bisogna anche fare case

resistenti al sisma,

specialmente se di queste entità, non certo elevatissime!

Dario Carbone

 www.carbonedsystem.com

Inerzia Termica

 

Le definizioni complete le trovi anche nel sito  www.carbonedsystem.com 

Proseguiamo il nostro viaggio, cercando di comprendere meglio un’altra definizione:

INERZIA TERMICA

Da Wikipedia:

Per inerzia si intende in fisica la proprietà della materia che ne determina la resistenza ad opporsi a variazioni dello stato di moto.

Il concetto è in qualche senso più vago e più ampio di quello di massa, in quanto può comprendere anche grandezze distinte da questa, quali ad esempio il momento di inerzia che quantifica la resistenza alle accelerazioni angolari. La parola viene utilizzata in senso ancora più generico in contesti non meccanici, dove significa resistenza alla variazione di una qualche grandezza nel tempo: all’interno di considerazioni termodinamiche qualitative, ad esempio, è relativamente frequente parlare di “inerzia termica” intendendo con tale termine generico il calore specifico o la capacità termica di un oggetto.

Il calore specifico di una sostanza è definito come la quantità di calore necessaria per aumentare di 1 kelvin la temperatura di un’unità di massa (generalmente un grammo o un chilogrammo) del materiale.

Una grandezza analoga è il calore molare, definito come la quantità di calore necessaria per aumentare di 1 kelvin (K) la temperatura di una mole di sostanza.

Si definisce capacità termica di un corpo il rapporto fra il calore fornitogli e l’aumento di temperatura che ne è derivato. L’unità di misura nel Sistema Internazionale è J/K.

La capacità termica è proporzionale alla quantità di materia:

C = m x c

dove m è la massa e c il calore specifico per unità di massa e C la capacità termica.

Diciamo noi:

Definire l’inerzia termica è relativamente semplice, basta chiedere alla Signora Maria: è la capacità che ha una muratura di assorbire calore quando viene scaldata e ricederla quando la temperatura del locale si abbassa. L’esempio più semplice è quello dei vecchi termosifoni in ghisa, conservavano il calore per molto tempo dopo che l’impianto veniva spento. Avevano una buona inerzia termica, quelli moderni, in alluminio diventano subito freddi, hanno una cattiva inerzia termica.

Per i muri è la stessa cosa:

Quando scaldiamo i locali, durante il periodo di accensione dell’impianto termico, scaldiamo anche i muri.

Dal momento in cui spegniamo l’impianto, i muri cederanno una parte del calore, precedentemente ricevuto, ai locali: ecco l’inerzia termica.

La Signora Maria mi sta chiedendo se il muro cede tutto il calore all’ambiente e per quanto tempo avremo una temperatura confortevole.

 

Beh, dipende da tante cose, essenzialmente da queste:

  • esiste un cappotto termico, all’esterno? Se, si, il calore assorbito verrà ceduto in larga parte all’ambiente interno, altrimenti si disperderà inesorabilmente all’esterno. Tanto più efficiente sarà il cappotto, tanto minore sarà la dispersione termica.

  • se non esiste il cappotto e la muratura è di dimensioni contenute, l’inerzia termica è estremamente minima.

  • maggiore sarà la massa della muratura e maggiore sarà l’inerzia termica. Se, la massa è imponente, pensiamo alle chiese, ai castelli e, in qualche misura alle case antiche, dove la statica era garantita dalla gravità, l’inerzia è molta, raggiungendo una temperatura quasi costante durante i dodici mesi dell’anno. Che poi scaldare simili ambienti sia molto complicato o moltissimo costoso, è un altro discorso!

     

Certo è evidente che, in un edificio, se passa troppo tempo da quando viene spento a quando si riaccende l’impianto termico, l’energia necessaria a ricreare inerzia termica diventa molta. Questa è una considerazione che è importante fare quando si stabiliscono i tempi di funzionamento.

In questo discorso non dobbiamo tralasciare di considerare l’importanza delle superfici finestrate. La contemporanea architettura, spesso, contrariamente a quanto avviene nella bioedilizia, non tiene conto dell’orientamento, della possibilità di usare gli aggetti degli edifici per schermare d’estate le finestre, della dimensione stessa delle aperture. Tutto questo porta a disperdere molta energia.

 

Spieghiamo meglio:

Abbiamo detto che una muratura deve essere coibentata all’esterno per evitare di disperdere energia da dentro a fuori, in inverno ed assorbirne da fuori a dentro in estate.

 

A questo punto, dobbiamo fare una precisazione:

L’inerzia termica, questo è l’argomento di oggi, nella architettura contemporanea, ha un senso solo se esiste un isolamento esterno.

Allora una muratura con una buona massa, quindi non “esagerata”, coibentata all’esterno con un cappotto da almeno 6 cm, rappresenta il massimo del comfort e del risparmio energetico?

NO!

L’ideale è avere una coibentazione anche sul lato interno della parete ed evitare di disperdere energia per scaldare i muri.

Quindi l’inerzia termica può non servire e va a farsi benedire?

SI!

E’ uno spreco considerevole di energia, ovviamente a patto che la coibentazione posta come controparete interna, abbia uno spessore idoneo e di materiale con un lambda termico sufficiente.

 

Allora, se ho capito bene, la Signora Maria insiste, la coibentazione messa all’interno di un muro, cioè all’interno della struttura, serve a poco?

Certo, serve a pochissimo: riduce considerevolmente l’inerzia termica, più o meno del 50% se è posta al centro del muro, e favorisce il degrado della muratura stessa portando il punto di ruggiada all’interno della struttura.

Adesso è chiaro perché la casa passiva può essere realizzata se si utilizza una doppia coibentazione, una sul lato esterno ed una sul lato interno.

Se non ci sente la Maria, almeno per un attimo, è importante fare un ultimo riferimento:

Se consideriamo la termodinamica, ci accorgiamo che viene definito adiabatico un sistema che non può scambiare calore con l’ambiente.

In realtà, è molto teorico il fatto che non ci sia scambio di calore tra materiale ed ambiente perché una quantità, seppur minima, verrà sempre scambiata tra due elementi di diversa temperatura.

In una struttura con una U termica molto bassa e con coibentazione sui due lati, il calore tra la struttura e l’ambiente, avviene così lentamente che è approssimabile allo zero.

Conseguentemente, il valore riferito allo sfasamento non  viene considerato. Si dovrebbe parlare di giorni e non di ore!

Abbiamo conosciuto una struttura che crea un sistema adiabatico, ora sappiamo che tipo di struttura rappresenta la miglior soluzione per un edificio a risparmio energetico.

Alla prossima, Dario Carbone